Ieri l‘Ansa ha battuto l’ennesima notizia relativa alle tasse pagate dalle grandi aziende americane, come Apple, Google, Amazon e via dicendo. Nel caso specifico ci si riferiva a Apple che negli ultimi due anni ha versato al fisco italiano solo 8 milioni di euro a fronte di ricavi – qui l’abilità di creare la notizia da parte dell’agenzia – pari a 38 miliardi di dollari nella sola Europa. A parte il fatto che confrontare dollari con euro e tasse pagate in un paese contro ricavi maturati in 27 paesi non è forse il miglior modo per chiarire le idee alla gente circa un determinato fatto, non vi sembra un po’ vecchia la notizia? Sì, già, è vecchia. Piuttosto vecchia: ricorre ogni anno e nel mirino della stampa sono sempre quelle tre aziende, contro le quali i nostri giornalisti di spicco picchiano dal 2007 perché il ricco che non paga le tasse fa sempre notizia.

L’ultima volta Apple era stata chiamata in causa nel novembre 2013 per via di un’indagine della magistratura che l’accusa non aver versato un miliardo di euro al fisco. L’anno prima era toccato ad Amazon e se ne era parlato pure per quanto riguarda Google. La sostanza è sempre quella: le multinazionali straniere vendono in Italia tramite controllate che stanno in Irlanda, dove la fiscalità è più vantaggiosa. Nel nostro Paese pagano le tasse relative alle operazioni effettuate qui, mentre tutto il resto viene versato laddove conviene. Così Apple nel 2013 ha avuto ricavi generati dall’Italia di circa 300 milioni di euro, ma l’utile è stato di soli 2,5 milioni di euro a causa di spese varie, fra cui 220,7 milioni di euro versati alle sorelle irlandesi per acquistare i prodotti poi venduti in Italia. D’altra parte, mica sono scemi no?

E neppure evasori! La legge gli consente di farlo, o quantomeno gli consente apparentemente di farlo. Se tutti lo fanno e nessuno è mai stato condannato – e ribadisco, le prime indagini della magistratura risalgono al 2007 – è solo perché il sistema è studiato in modo tale che questa cosa si possa fare. Se fosse evidente che non si può fare sarebbero già state tutte condannate, o quantomeno qualcuno si sarebbe chiesto se farlo o no. Volete che gli uffici legali di tutte queste aziende non abbiamo esaminato nei dettagli le leggi locali? No, certo: l’hanno fatto. Quelli che non l’hanno fatto sono evidentemente i nostri politici che, consci del problema da sette anni, non hanno mosso un dito per cercare di recuperare questi soldi. Hanno mosso solo le labbra, per finire sui giornali. Il ditino in aula per approvare una legge che mettesse fine a tutto ciò non l’hanno pigiato. Sono però riusciti nella grande impresa di approvare la web tax, una legge vergogna che oltre a rischiare di impoverire il nostro Paese ci ha reso gli zimbelli dell’intero mondo digitale. Per fortuna poi è stata cancellata.

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