Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è il primo obiettivo di Socialbombing.org: una piattaforma, ideata da Marco Camisani Calzolari, per usare Twitter come uno strumento di protesta contro la tassa sull’equo compenso che – chiesta dalla SIAE – tornerà a essere discussa il 23 aprile. Il meccanismo è semplice, perché basta un clic per inviare un tweet al profilo di Franceschini o degli altri bersagli con un hashtag dedicato alla campagna. Quello scelto per Franceschini è #iniquocompenso.

Come funziona il social bombing? La pratica non è nuova e il termine indica semplicemente un “bombardamento” di messaggi a un determinato obiettivo, spesso per motivi sociali o politici — ma non soltanto. La nuova piattaforma di Camisani Calzolari cerca soltanto d’organizzare e rendere più semplice la partecipazione a una protesta: chiunque può registrarsi e avviare la propria campagna, scegliendo un hashtag adeguato. Il tweet che sarà inviato al profilo del bersaglio conterrà un link con la descrizione estesa delle motivazioni.

Rispetto alle petizioni online, il social bombing è più immediato perché bombarda subito di notifiche lo smartphone di Franceschini o del social media manager che ne gestisce l’account su Twitter. Non bisogna aspettare che la campagna raggiunga un determinato numero di sottoscrizioni, per sottoporla al Ministro: l’obiettivo secondario è entrare nei trend topic del social network e attirare nuovi contatti che riprendano lo stesso hashtag e inviino il messaggio di protesta. Sarà efficace contro l’equo compenso? È presto per dirlo.

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