L’emoticon, quest’anno, compie trent’anni, un’ottima annata per rinnovarsi e raggiungere elaborazioni che rasentano l’arte. Stiamo considerando le sperimentazioni di una designer d’eccezione: Emma Tafft

Gli emoticon sono roba anni Ottanta, quando sfruttando i segni messi a disposizione dalla tastiera, si provava ad esprimere in modo sintetico un’emozione. La prima emoticon, progenitrice di tutte le altre, è stato il sorriso, quello fatto con due punti e la parentisi chiusa.

Qualcuno inserisce tra i due anche un meno per simboleggiare il naso, ma siamo già ad una seconda versione della “faccina”. Subito dopo il sorriso hanno fatto la loro comparsa nel mondo digitale anche gli occhialini, la faccina barbuta, l’espressione arrabbiata e via dicendo.

Oggi l’emoticon è parte integrante delle comunicazioni online e ci si affida anche a versioni colorate ed animate. Eppure, fino a questo momento, nessuno aveva provato a fare il salto: dalla semplice faccina al ritratto vero e proprio.

Ci ha pensato una graphic designer inglese, Emma Tafft, che usando sempre e solo segni d’interpunzione e numeri, ha elaborato dei veri ritratti. Il tutto grazie ad una conoscenza approfondita di Illustrator. Le ha chiamate new emoticon e quello che colpisce di questi elementi è il loro essere molto dettagliati.

Rispetto alle emoticon tradizionali c’è da considerare che si sviluppano in verticale invece che in orizzontale.