Ello – il social network anti-Facebook che piace alla comunità LGBT – è stato attaccato da DDoS (Distributed Denial of Service) nella tarda serata di ieri: un hacker ha reso inaccessibile la piattaforma per 45 minuti, prima d’essere fermato dagli amministratori — che ne hanno bloccato l’indirizzo IP. Nonostante il problema sia stato prontamente risolto, gli utenti che hanno già ricevuto un invito lamentano una serie di disservizi che potrebbero essere dovuti a diversi fattori… come il fatto che il sito sia tuttora in fase beta.

Una fra le caratteristiche del social network, che non mostra pubblicità, è quella d’escludere le operazioni automatiche. Il metodo del “Like Gate” combattuto da Facebook è irripetibile su Ello, perché non esiste un’infrastruttura che permetta d’automatizzare la registrazione o l’uso della piattaforma: l’attacco di ieri – che è stato confermato dai gestori – è una conseguenza della rapida popolarità acquisita, dopo la partenza in sordina nel mese di luglio, e non l’effetto d’una falla di sicurezza che affligga il nuovo servizio.

Mentre gli sviluppatori cercano di ripristinare il sito dal DDoS e di rispondere alle tante richieste d’invito ricevute ogni ora, emergono ulteriori indiscrezioni sul modello di business che sosterrà il mantenimento di Ello. Com’è sottolineato tra le domande più frequenti, il social network proporrà delle funzioni aggiuntive a pagamento che non saranno obbligatorie per chi non ne volesse usufruire e chiederà un piccolo versamento per registrare due account. Dopo il downtime domenicale, è legittimo domandarsi se sia sufficiente.

screenshot da sito