Edward Snowden adesso ritiene che la propria missione sia conclusa e non intende fare ulteriori rivelazioni su PRISM – lasciando pensare che ci sia dell’altro – ma ha risposto volentieri alle domande del Parlamento Europeo sul ruolo che ha avuto presso la CIA e la NSA statunitensi. Una conversazione coi deputati europei che ha spaziato dalla filosofia del diritto a un’interrogazione da aula di tribunale, nella quale Snowden ha elencato i lavori effettivamente svolti per le autorità governative e a quali progetti ha partecipato.

Un dialogo che dovrebbe essere stato apprezzato da Angela Merkel, tanto preoccupata dal controllo delle comunicazioni effettuato dalla NSA che vorrebbe chiudere internet agli Stati Uniti e crearne una europea. Trovo che l’argomento sia complesso e il rischio di scadere nella teoria del complotto è dietro l’angolo: l’approccio dell’Unione Europea rispetto a quello giornalistico è stato più tecnico e ha permesso ai parlamentari di chiarire le dinamiche del sistema statunitense. Dinamiche che al cittadino interessano relativamente.

L’Europa in fondo è la stessa istituzione che da un lato vorrebbe firmare per un bavaglio alla rete e dall’altro s’esprime contro lo stesso con Neelie Kroes. Spesso, le anime contrapposte delle culture nazionali che compongono l’Unione Europea – unite alle diverse opinioni dei politici – impediscono d’arrivare a una conclusione. Il mio sospetto è che il parlamento abbia voluto capire quanto siano in pericolo i segreti di stato, mentre non si preoccupi troppo del fatto che il consumatore è costantemente monitorato dalle aziende.

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