È tornato a parlare Edward Snowden, l’ex informatico della CIA che ha innescato lo scandalo della NSA (National Security Agency), e l’ha fatto per dichiarare compiuta la propria missione, perché adesso la gente sa tutto di quanto accade sul web. Intervistato da The Washington Post a sei mesi dalle rivelazioni che hanno scosso l’opinione pubblica, Snowden pensa d’avere esaurito il proprio ruolo: purtroppo, secondo me lo sforzo non è servito granché. Sarebbe sufficiente prendere in considerazione cos’è davvero cambiato da allora.

Quanti governi sono caduti a causa del Datagate? Quante aziende sono state indagate e processate per la trasmissione dei dati personali alla NSA? Appunto, nessuno ha avuto delle conseguenze. Continuiamo ad apprendere nuovi dettagli sul caso, però non è cambiato assolutamente nulla rispetto a quando eravamo all’oscuro di tutto. Se la “missione” di Snowden era quella d’ottenere i propri quindici minuti di celebrità e – passato il rischio d’essere arrestato – fare lo showman in Russia come Julian Assange… allora ha proprio ragione.

Sono pessimista per natura, ma non vedo altre conseguenze: la colpa è nostra? In parte di sicuro, però – da WikiLeaks al Datagate, passando per Anonymous e Occupy Wall Street – le proteste organizzate dai cittadini non hanno avuto riscontri. La privacy sul web non è mai esistita, a prescindere dalle rivelazioni di Snowden, e nessuno ammetterà le proprie violazioni. Dovremmo ringraziare l’ingegnere della CIA, considerato che non abbiamo maggiori garanzie se non delle generiche dichiarazioni d’intenti? Secondo me, sarebbe troppo.

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