Dal trailer di Edge of Tomorrow, mi ero fatto una pessima idea di questo film.

Intanto perché c’è Tom Cruise, che come è noto è un pezzo grosso di Scientology e la concorrenza mi sta poco simpatica, e poi perché ha il solito ruolo da eroe di fantascienza che comincia un po’ a stancare.

Come se non bastasse, questa sensazione di zuppa riscaldata me la dava anche la trama: Tom Cruise è incastrato in un ciclo temporale in cui rivive sempre lo stesso giorno, stesse situazioni, stesse parole, stesse persone, e deve capire come uscirne. Dove l’ho già vista una roba del genere? Ah, già: in almeno tre o quattro film e innumerevoli serie tv.

Con queste premesse, il film rischiava di stupirmi più o meno come una pellicola sulla vita di Gesù.

E invece la zuppa riscaldata si è rivelata roba da Gambero Rosso.

Il giochino dell’anello temporale (perfettamente giustificato, ma non vi dico come: niente spoiler) viene usato per ricreare nel film il respawn dei videogames. In tutti i videogiochi sparatutto, se vieni ucciso, ritorni subito in vita, o comunque riprendi a giocare dall’ultimo checkpoint, e da lì devi ricominciare cercando di andare avanti.

Tecnicamente, portare questa roba sul grande schermo sarebbe meno credibile di Caino che mi dice “Abele è inciampato”, e invece no. Qui Tom Cruise prende parte a una guerra pazzesca, di soldati con armature potenziate contro alieni imbattibili, ogni volta che muore si risveglia nello stesso punto il giorno prima della battaglia (ripeto, per fondatissimi motivi), e si prepara a combattere di nuovo, meglio di prima, per cercare di andare avanti e risolvere il mistero dell’anello temporale.

Edge of Tomorrow accontenta gli appassionati di fantascienza, i fan di videogames sparatutto e di wargames fantascientifici, ma anche le ragazze, che incredibilmente non si annoieranno davanti a una roba da nerd, perché il personaggio femminile (Emily Blunt) è la guerriera più tosta di tutto l’esercito, affetta alieni con uno spadone e si allena come un ninja.

Chiaramente, c’è anche la storia d’amore.

Le altre cose interessanti sono l’ambientazione europea (abbasta con lo sfasciare New York e far esplodere la Casa Bianca: distruggiamo Parigi e Londra, piuttosto), degli stacchetti davvero divertenti inseriti ad arte in un contesto cervellotico e drammatico, e ovviamente il finale, che vi farà discutere per un paio di settimane.

Ma se tutto questo non vi interessa, e avete i miei stessi problemi con il Top Gun di Scientology, c’è un ultimo, validissimo motivo per cui questo film è da vedere: Tom Cruise prende più botte di Bruce Willis, e muore una trecentottantina di volte.

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