Nella vita ci sono poche cose sicure, ma potete tranquillamente scommettere su questo a occhi chiusi: mettete in mano a Tom Cruise una qualunque arma (da un fucile fantascientifico a delle forbici per le unghie) e sopravvivrà a qualunque minaccia si trovi ad affrontare sul grande schermo, sia essa un colossale robot marziano o una falange di soldati armati fino ai denti.

Se è già difficile vedere soccombere il protagonista in un generico film d’azione, la morte di Tom Cruise sembra un evento improbabile come trovare una canzone decente in un cd di Gigi D’Alessio: questo cliché, imposto scriteriatamente dagli sceneggiatori hollywoodiani, rischiava di turbare il delicato equilibrio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Oltre che a farmi girare vorticosamente le gonadi a vedermi sottratta una preda che fino all’ultimo secondo pareva condannata a tirare le cuoia.

A riportare equilibrio nel cosmo (cinematograficamente parlando) arriva Edge of Tomorrow, film diretto da Doug Liman e distribuito dalla Warner Bros.

I Mimics, una razza aliena, invade la terra conquistando rapidamente tutta l’Europa. Mentre i favorevoli ai tagli agli F-35 riflettono mesti sulle loro decisioni, le restanti potenze del mondo tentano in tutti i modi di contrastare l’avanzata inviando truppe dotate di esoscheletri di combattimento (perché gli altri Stati si sono ripresi dalla crisi dei mutui subprime molto meglio di noi). Il tenente colonnello William Cage (Tom Cruise) è un funzionario dell’esercito USA tanto esperto in comunicazione e relazioni pubbliche quanto incapace in combattimento: la sorte vuole che sia catapultato in una missione all’apparenza suicida. E difatti muore orribilmente dopo 3 minuti netti.

Ok, fine del film, carini gli effetti speciali, anche se un po’ breve: faccio per alzarmi dalla poltrona. Errore.

Per uno strano scherzo del destino, il tenente si risveglia il giorno prima della fatidica battaglia. Scioccato, tenta in tutti i modi di evitare il fronte, ma invano: l’indomani si ritrova puntualmente sul campo di battaglia e ci rimane inevitabilmente secco. Questa volta però dopo 4 minuti e 30 secondi. Con già un po’ meno di sicurezza faccio per alzarmi, quand’ecco che Tom Cruise si risveglia di nuovo, sempre 24 ore prima della sua morte.

Assodato che ci troviamo di fronte ad un loop temporale, mi metto comodo e mi godo il film. Che in verità si rivela davvero piacevole, specialmente per uno come me.

Tom Cruise ci lascia le penne almeno un migliaio di volte in questa pellicola, riuscendo finalmente a colmare quel vuoto di scene di morte del protagonista di cui mi lamentavo poco prima. Alcune sue dipartite, poi, sono così spassose da essere degne di uno special di 1000 Modi per Morire. Ovviamente, dopo ogni risveglio il protagonista diventa un po’ più abile e scaltro, cercando di arrivare alla soluzione dell’enigma e a sconfiggere l’invasione aliena con l’aiuto della belloccia di turno.

Un altro happy ending, almeno questa volta – dopo tante morti – sarebbe meritato.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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