Ripensare l’intero ciclo di produzione, distribuzione e recupero dei dispositivi, in modo da trovare un modello di business che possa risultare sostenibile e profittevole dal punto di vista economico, ma anche rispettoso dell’ambiente. È questo il principio su cui si regge il concetto di economia circolare, ispirato all’efficienza e all’esigenza concreta di dover cambiare il tradizionale processo di economia lineare in cui un bene viene prodotto, usato e infine smaltito.

La circular economy mira a connettere le due estremità di questa linea, formando di fatto un cerchio, recuperando i device o una parte delle componenti in essi integrati una volta esaurito il ciclo vitale, reimmettendoli nella fase di produzione delle nuove unità. In un certo senso, costituisce un’evoluzione delle pratiche di riciclo e riuso che molte aziende attuano ormai da molto tempo. Tra queste c’è anche HP, che mercoledì ci ha accolti nella sua sede londinese in occasione del Sustainability Summit durante il quale è stato presentato il Sustainability Report dell’azienda relativo all’anno 2016.

Avviare la commercializzazione di dispositivi aderenti all’ottica dell’economia circolare significa investire fin dalla fase di design affinché questi possano garantire un utilizzo il più esteso possibile, contrastando così il fenomeno dell’obsolescenza che riguarda da vicino il mercato della tecnologia, assicurando al tempo stesso ai fruitori la possibilità di intervenire in modo semplice, economico e quando possibile persino autonomo nella riparazione. Si pensi ad esempio a quando uno smartphone cade e il vetro che ricopre il display si rompe: molti, anziché affrontare la spesa per la sostituzione di una singola parte, preferiscono acquistarne uno nuovo. Quel device dovrà in qualche modo essere smaltito: o finirà in qualche discarica oppure il materiale di cui è costituito verrà recuperato e introdotto in un nuovo processo produttivo. È proprio questo ciò che differenzia i due modelli di economia, quello lineare e quello circolare.

Un momento di confronto durante il Sustainability Summit organizzato da HP a Londra

Un esempio concreto è costituito da HP Elite x2, un ibrido 2-in-1 pensato fin dalla fase di progettazione per semplificare gli interventi in fase di assistenza, tanto che l’ente indipendente iFixit gli ha assegnato il punteggio massimo (10/10) nell’indice di riparabilità. Diverso approccio, ma finalità equiparabile, per HP Elite x3, smartphone basato sull’edizione Mobile del sistema operativo Windows 10 che grazie a tecnologie come Continuum è in grado di trasformarsi all’occorrenza in un vero e proprio computer da connettere (tramite un apposito dock) a monitor, mouse e tastiera. Un dispositivo di questo tipo è dunque potenzialmente in grado di rendere superfluo l’acquisto di un PC tradizionale, con ovvi benefici in termini di risorse impiegate e impatto ambientale, nonché per le tasche dell’utente.

Nel corso dell’incontro l’attenzione è stata focalizzata anche su un altro settore, che da sempre costituisce uno dei core business di HP: quello legato alle stampanti e, più nel dettaglio, alle cartucce. Un mercato nel quale il gruppo è leader e che l’azienda intende innovare applicando strategie in linea con quelle descritte finora. Particolarmente interessante un progetto messo in campo ad Haiti, dove in collaborazione con Thread International e First Mile Coalition ha avviato un programma che attraverso il coinvolgimento diretto della popolazione locale (è lo stato più povero di tutto il continente americano) mira al recupero delle bottiglie di plastica (unica fonte di acqua potabile del paese) e alla loro lavorazione finalizzata alla produzione delle cartucce.

Il progetto messo in campo ad Haiti da HP, per trasformare le bottiglie di plastica in cartucce d'inchiostro

Il risultato non è un concept o un esperimento, ma una cartuccia eco friendly per il mercato, da installare nelle stampanti a getto d’inchiostro. Un prodotto che raggiunge più obiettivi: favorire lo smaltimento di un rifiuto altrimenti destinato a inquinare l’ecosistema naturale, abbattere il volume delle materie prime impiegate in fase di realizzazione e favorire la crescita economica di un’intera comunità.

La cartuccia di HP prodotta attraverso il recupero delle bottiglie di plastica

In occasione dell’evento di Londra abbiamo avuto modo di approfondire il tema ponendo alcune domande a Kirstie McIntyre, HP Director, Environmental Responsibility EMEA, interrogandola sul perché una corporation di simili dimensioni debba prendere in considerazione l’economia circolare come modello di business in un’ottica lungimirante, chiedendole anzitutto quando è iniziato questo cammino.

Già vent’anni fa abbiamo cominicato a cercare modi per “fare di più, con meno”. Un approccio che abbiamo applicato all’utilizzo delle risorse, alla gestione dei rifiuti e all’efficienza energetica. Con il tempo abbiamo però visto che i suoi effetti su un modello di economia lineare erano limitati, allora si è iniziato a sperimentare soluzioni riconducibili all’economia circolare. Tre anni fa abbiamo iniziato a elaborare un concept in grado di connettere il nostro business all’esigenza di consumare meno materiali.

Il modello di economia circolare adottato da HP

Investire nella circular economy significa sfruttare opportunità presenti, sulla base dell’esperienza e del know how acquisiti in passato, per farsi trovare pronti alle sfide del futuro. Non è una strada ancora del tutto ben definita né priva di ostacoli. Quella dell’innovazione dev’essere però la via da seguire. Come già sta avvenendo nei settori legati alla mobilità e all’energia, anche nei territori dell’elettronica e dell’informatica si assiste a un radicale cambiamento nei metodi di accesso e utilizzo sia dei prodotti che dei servizi. Anzi, talvolta i prodotti stessi diventano servizi. Si pensi al ride sharing e al car sharing, dove anziché sostenere le spese legate a un’auto di proprietà si diventa utenti e si paga solo per l’effettivo sfruttamento del mezzo. Oppure ai sistemi di autoconsumo e alle smart grid che nascono dall’adozione su larga scala degli impianti per le energie rinnovabili.

Nel mondo hi-tech c’è già chi, come la startup tedesca Grover, affitta i dispositivi su base mensile o annuale, evitando così all’utilizzatore di dover affrontare l’esborso economico per l’acquisto. Un modello che funziona per smartphone, tablet, laptop, televisori e persino per le console videoludiche. In questo modo il numero complessivo di unità in circolazione diminuisce e, di conseguenza, si riduce l’impatto sull’ambiente (materie prime, consumo energetico) legato alla fase di produzione. Si pensi, ad esempio, al fatto che oggigiorno ogni device include nella confezione un caricatore, per capire le proporzioni dello “spreco” attuale.

Sustainability Summit

L’economia circolare, per certi versi, non è un concetto nuovo. Ciò che davvero costituisce una novità è il proliferare della visione condivisa che ne sta scaturendo: non più singole iniziative messe in campo da realtà isolate, ma una sorta di ecosistema virtuoso che oltre a garantire un ritorno in termini di sostenibilità per il pianeta diviene sempre più profittevole anche dal punto di vista economico. Le sinergie siglate dai big del settore costituiscono un elemento di spinta in questa direzione. HP, così come partner del calibro di Philips, sono in prima linea per smantellare le dinamiche rigide e poco lungimiranti tipiche dell’economia lineare, nel nome dell’efficienza e dell’innovazione.