eBay può vantare d’essere l’azienda del settore hi-tech che più rispetta la parità di genere: il 42% degli impiegati – che sono oltre 33.000 – è una donna e la percentuale è distribuita in tutti i segmenti, dalla dirigenza (28%) allo sviluppo (24%) con una quota che sale al 49% nei ruoli non direttamente legati all’informatica. Un percorso iniziato nel 2001 col Women’s Initiative Network, voluto dal CEO John Donahoe per aumentare l’appetibilità delle posizioni aperte alle donne. È stato un successo, considerando il suo mercato.

Un impegno che non è giusto sulla carta: basta partecipare, anche in Italia, a un evento come #imperdibilecairoli [vedi gallery] per rendersi conto della presenza femminile in eBay. Non soltanto per Elena Gandini, che ne gestisce le pubbliche relazioni. La società affida alle donne ruoli di primaria importanza nelle sussidiarie come PayPal e a tutti i livelli — smentendo il luogo comune, ormai ridicolo, secondo il quale una donna non sia portata alla tecnologia! Il rispetto riguarda la sessualità dei dipendenti, oltre al genere.

Negli Stati Uniti e – più in generale – nei Paesi dove le unioni e i matrimoni omosessuali sono considerati alla pari della cosiddetta famiglia naturale, eBay garantisce gli stessi diritti alle coppie LGBT. Lo stesso atteggiamento è tenuto nei confronti delle diverse etnie: le percentuali sono meno eclatanti, rispetto alle quote rosa, ma è comunque apprezzabile. Anche altre società della Silicon Valley stanno adottando dei programmi simili (con risultati più o meno confortanti). Raggiungeremo mai la parità di genere, in Italia?

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