Quant’è avvenuto in Estonia – la settimana scorsa – non è un fenomeno inedito o isolato: già nel 2004, infatti, il governo olandese avviò una distribuzione dei sorgenti del proprio sistema di e-Voting. Una forma elettorale sconosciuta agli Italiani, tuttora alle prese con la matita copiativa e i “trucchetti” per renderla davvero indelebile: al contrario, nella repubblica baltica il voto elettronico è una prassi consolidata e la tutela della trasparenza ha suggerito di rendere open source la piattaforma utilizzata dal ministero.

Da GitHub, un popolare servizio per ospitare il codice dei progetti open source, è possibile scaricare i sorgenti server-side del sistema estone di e-Voting: il download è subordinato all’accettazione del contratto di riservatezza. Il componente client-side della piattaforma non è stato rilasciato, perché renderebbe troppo facile la clonazione da terzi malintenzionati. In Italia – dove sembrano capaci soltanto gli startupper di fare la differenza – a malapena abbiamo un sistema elettorale che garantisca l’esclusione di «brogli».

Prescindendo dalla notizia in sé che può essere giusto considerata una curiosità, è proprio l’arretratezza del sistema italiano a preoccuparmi. Ho avuto la Posta Elettronica Certificata (PEC) gratuita più di tre anni fa e non ho mai ricevuto un messaggio: ho rinnovato la carta d’identità, ottenendo quella elettronica, in aprile e m’hanno assegnato delle credenziali che non posso utilizzare perché l’infrastruttura informatica ancora non esiste. Aspetto che arrivi la liberalizzazione del wireless. Qual è il Paese sottosviluppato?