Il crescente successo commerciale dei libri elettronici ha spinto diversi produttori ad entrare in gioco, sia sul fronte hardware che su quello software. Questo nuovo e pratico formato digitale si sta facendo largo anche come strumento educativo ma la Corte di giustizia europea ha deciso di non fare sconti agli e-book, per quanto riguarda l’onerosa aliquota IVA. I “vecchi” libri stampati su carta restano in un campo sostanzialmente differente.

Considerando la fornitura come una “cessione di beni”, Francia e Lussemburgo avevano azzardato una sensibile riduzione IVA (3%) per quanto riguarda il commercio dei libri elettronici, equiparandoli quindi alle pubblicazioni cartacee. La recente sentenza della Corte Ue ha però frenato l’entusiasmo dei due paesi, perché “la normativa europea non prevede la possibilità di abbassare l’imposta sul valore aggiunto quando si parla di servizi forniti per via elettronica”.

A livello di tassazione, non potendo contare sulla sua reale “fisicità” il formato “virtuale” e-book viene insomma trattato come un semplice servizio digitale e per questo motivo resta soggetto ad una diversa tassazione (oltre il 20%). Per le leggi comunitarie in materia, soltanto il dispositivo utilizzato per la lettura dei libri elettronici (e-reader, tablet o computer che sia…) può essere qualificato come “bene materiale” in un discorso fiscale. Ma il tribunale di Lussemburgo sottolinea che “un simile supporto non è tuttavia fornito insieme ad ogni e-book venduto”.

A partire dallo scorso dicembre anche il nostro paese ha ridotto sensibilmente l’IVA sugli e-book (4%) per mettere finalmente sullo stesso piano le pubblicazioni digitali e quelle cartacee. Il ministro della cultura Dario Franceschini sperava di lanciare anche un “messaggio forte” in tal senso ma le istituzioni europee continuano a non trovare un’intesa sul fatto che un “libro resta sempre un libro”, a prescindere dal formato utilizzato, ed ora anche l’Italia rischia la severa bocciatura della commissione.