Abbiamo comprato Apple Watch al Day One, il 26 giugno e lo abbiamo provato per oltre due settimane, quindi ora siamo pronti per parlarne ancor più nel dettaglio, iniziando a sottolineare la triplice natura dello smartwatch di Cupertino: un precisissimo orologio, un affidabile fitness companion e infine uno strumento di comunicazione più intima.

Già, perché l’approccio alle notifiche non viene neanche menzionato, ma è il motivo per cui molte persone hanno deciso di acquistare questo Apple Watch già alla sua prima generazione. La possibilità di poter processare le notifiche in arrivo durante il giorno senza dover tirare fuori l’iPhone dalla tasca è quello che in inglese si definisce “a big deal”: una gran cosa, capace forse di farci passare meno tempo attaccati al display del nostro smartphone.

Apple Watch, con le app native – e con alcune app di terze parti – dà la possibilità di interagire con le operazioni a schermo solo per pochi secondi (anche perché dopo massimo 10 secondi il display va in stand-by e bisogna accenderlo di nuovo). Giusto il tempo di ignorare un nuovo messaggio in chat, magari una di quelle di gruppo, con 80 persone che portano avanti una conversazione da 200-300 messaggi al giorno sul nulla. Watch Apple vuole risparmiarci tutto questo, offrendoci la possibilità di ignorare il telefono. Che si tratti di Facebook o di Instagram, di un messaggio o di una chiamata, Apple Watch mostra ciascuna notifica a portata di polso, oppure nessuna se vogliamo disattivarle.

Poche app ma buone

Ci sono già delle app che funzionano molto bene, anche nella loro versione “ridotta”: ad esempio, con Telegram possiamo rispondere ai messaggi con la dettatura o le emoji e controllare tutte le conversazioni, proprio come con l’app iMessagge. Poi ci sono Lifesum, Shazam, FitStar che hanno proprio delle funzioni specifiche su Apple Watch: con la prima si possono velocemente aggiungere i liquidi e i pasti assunti durante la giornata; con la seconda basta un tap perché l’applicazioni riconosca le canzoni mostrandoci anche i testi; con la terza si possono fare veri e propri workout senza schede di allenamento e personal trainer.

E aveva ragione Tim Cook, quando parlava della durata della batteria dello smartwatch: “18 ore, ma credetemi: lo userete davvero tanto“. Ed è così: con Remote si possono controllare tutte le librerie iTunes sotto la stessa rete Wi-Fi, ci si può anche chiamare, e altro ancora. Inoltre Apple Watch promette di migliorare di gran lunga il modo in cui viaggiamo: con Passbook si possono salvare biglietti aerei, prenotazioni su Booking o AirBnB e biglietti per eventi, senza togliere l’iPhone dalla tasca e sembrare goffi mentre si cerca l’app tra le migliaia installate.

Come usare Apple Watch al meglio

Ad ogni modo è evidente che installare su Apple Watch tutte le app che si hanno su iPhone non ha senso perché significherebbe avere un’altro iPhone, ma con uno schermo di 1.5 pollici. Per un utilizzo ottimale e veramente personale è meglio installare solo le app che si ritengono necessarie. Anche perché WatchOS è un sistema operativo non ancora maturo e sebbene le app vengano eseguite su iPhone, i dati sono trasferiti via Bluetooth ogni volta che si attiva una determinata app, quindi c’è un certo ritardo, specie quando si tratta di app che richiedono il GPS per funzionare. Questo fa sì che di tanto in tanto le app non funzionino a dovere dando dati errati nel “prelievo” da iPhone, colpa anche di alcuni sviluppatori che si sono affrettati nel rilasciare la propria applicazione il prima possibile.

In definitiva, basta scegliere fra 10-15 app che possano esserci davvero utili e che sappiamo supportare efficacemente Apple Watch eseguendo le loro funzioni in un tempo massimo di 10 secondi.

Per fortuna numerose nuove app sono in fase di sviluppo nel momento stesso in cui leggete questo articolo e, cosa ancor più importante, a ottobre Apple rilascerà la seconda versione del suo OS, WatchOS 2, che fra le altre cose permetterà l’esecuzione di app direttamente sull’Apple Watch.