Oramai il termine cloud computing è noto quasi a tutti, almeno ai lettori di questo blog. In passato vi ho dato dei consigli per vivere cloud e chi mi segue sa che non posso fare a meno di servizi com Dropbox, Flickr o Evernote. Negli ultimi tempi però mi hanno colpito due prodotti che mettevano l’attenzione sulla possibilità di utilizzare servizi peer to peer al posto del cloud computing.

Il primo di questi prodotti è quello che vedete qui sopra. Si chiama Space Monkey. In breve, è un hard disk da 1TB che attraverso la rete degli utenti possessori di modelli uguali, al costo di 10 dollari al mese, permette di creare copie dei propri file. A una velocità superiore di 60 volte quella di un normale servizio di cloud computing e a un costo, in paragone, ridicolo (Google in confronto per 1TB chiede 85 dollari al mese). Lanciato su Kickstarter con una richiesta di finanziamento di 100 mila dollari, Space Monkey ne ha raccolti addirittura più del triplo.

Il secondo è BitTorrent Sync, alternativa a Dropbox di cui ci ha parlato ad aprile Alessio Biancalana. Sync è un servizio di file storage basato su un’architettura distribuita. La community di BitTorrent conta già 40 milioni di utenti attivi ogni giorno, 170 milioni al mese. A due settimane dal lancio infatti era già stato sincronizzato un petabyte di dati. Haydn Shaughnessy qualche giorno fa su Forbes si è addirittura spinto a definirlo il killer di Dropbox per la capacità di far condividere in maniera rapidissima file di grosse dimensioni.

Il fatto che BitTorrent abbia lanciato un programma di accelerazione per startup mi ha fatto pensare che sì, il cloud computing non è il futuro. È il presente, certo, ma per il futuro forse qualcosa di diverso bolle in pentola.