Encrypted Media Extensions (EME) è la tecnologia, cui lavora il W3C, capace d’inserire i sistemi di Digital Rights Management (DRM) nei contenuti multimediali trasmessi in HTML5. Purtroppo o per fortuna, lo sviluppo ha raggiunto lo status di Working Draft: ciò significa che, in futuro, gli editori potranno adottare il DRM in audio e video accessibili via HTML5. L’“incubo” di Richard Stallman, l’ambasciatore del free software che ha già condannato quest’iniziativa, è prossimo a diventare realtà. Sarà un pessimo affare per tutti.

La stampa è divisa, perché alcuni analisti sostengono che l’adozione del DRM in HTML5 possa aiutare il progressivo abbandono di Flash Player e altre Rich Internet Application (RIA) come Silverlight: quest’ultimo, abbandonato dalla stessa Microsoft, è tuttora adottato dalle emittenti pubbliche italiane per diffondere i contenuti sul web. Sono d’accordo coi colleghi sul fatto che EME convincerà altri broadcaster ad abbracciare gli standard, ma non penso che sia un vantaggio per i consumatori. Tanto varrebbe restare su Adobe Flash.

Non ne faccio una questione economica, ma etica. Mozilla ha dimostrato con Firefox OS che non è necessario implementare il DRM per vendere applicazioni in HTML5 e JavaScript: non vedo perché al diffusione di contenuti multimediali debba fare eccezione. Gli editori ricorrono al DRM col preciso intento di restare proprietari di quanto vendono, trasformando l’acquisto in noleggio. Un meccanismo perverso, che i consumatori comprendono soltanto quand’è tardi per evitarlo. Il DRM, secondo me, nuoce ai broadcaster più della pirateria.

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