I vecchi gdr BioWare come Baldur’s Gate o Neverwinter Nights hanno fatto innamorare un’intera generazione di giocatori, gli stessi che di fronte a Dragon Age 2 si sono ritrovati orfani di un genere che, nel tempo, ha subito forse troppe semplificazioni. Con Inquisition, terzo capitolo della serie dark fantasy Dragon Age, la software house canadese intende riconquistare i fan di vecchia data con un prodotto in grado di offrire la stessa profondità di gameplay dei suoi vecchi brand. Ce l’avrà fatta? Andiamo a scoprirlo insieme con questa recensione.

Sin dalla scelta dell’alter ego si nota un certo cambio di rotta rispetto al vituperato e semplicistico Dragon Age 2: i personaggi preconfezionati sono stati lasciati da parte, e ora il giocatore può crearsi un eroe da zero e in maniera super dettagliata. La presenza di una struttura sensibilmente open-world non ha intaccato la qualità della sceneggiatura, caratterizzata da un taglio meno cinematografico rispetto alle ultime produzioni BioWare ma comunque epica e coinvolgente al punto giusto. Inoltre l’esagerata mole di informazioni relative al Thedas, l’universo immaginario di Dragon Age, trasmesse tramite dialoghi, documenti e libri dona una dimensione storica credibile e affascinante all’esperienza, in grado di abbracciare anche il giocatore meno attento.

Nel cielo sono improvvisamente comparsi degli squarci nel cielo da cui cui escono mostri e demoni. L’unico in grado di chiuderli è l’eroe interpretato dal giocatore, ma questa sua abilità misteriosa non sarà sufficiente a salvare il Thedas dall’oblio nel quale sta inesorabilmente precipitando. Si assisterà infatti alla nascita dell’Inquisizione, un organo fondato per scoprire cosa si cela dietro alla comparsa dei buchi nel cielo e mettere un po’ di ordine nel mondo, come ad esempio l’eterna diatriba maghi e chiesa. L’Inquisizione non potrà nulla da sola, ma dovrà ottenere favori politici e risorse belliche, che nel gioco viene rappresentato dal “tavolo di guerra”, un sistema di gestione geopolitico che permette al giocatore di intervenire per ingraziarsi diverse famigle nobiliari, fazioni e regni sparsi nel Thedas. Oltre ad intervenire direttamente sul campo, alcune quest possono essere risolte semplicemente inviando gli agenti dell’inquisizione, che sono di tre tipi: spie, soldati o diplomatici, da scegliere a seconda del caso. Completando queste missioni salirà il livello di Influenza dell’Inquisizione, il che permette di sbloccare alcune abilità, inoltre il tavolo di guerra amplia in maniera importante la dimensione sociale e politica del gioco, mettendo nelle mani del giocatore il destino del mondo.

Il percorso di crescita del personaggio è piuttosto tradizionale e simile al primo capitolo, con tre classi principali (mago, ladro, guerriero) e le specializzazioni da attivare in un secondo momento. La personalizzazione è invece molto più pregnante per quanto riguarda l’inventario, con un sistema di crafting versatile, profondo e ricchissimo di possibilità combinatorie. Una volta trovato un progetto, infatti, sarà a totale discrezione del giocatore con quale elemento costruire il proprio oggetto, e con evidenti conseguenze su caratteristiche e aspetto. Il combat system è una via di mezzo fra l’azione frenetica del secondo capitolo e il tatticismo del primo: sarà disponibile anche una visuale tattica attivabile in qualsiasi momento.

Il motore grafico Frostbite 3 mostra tutta la sua potenza, riuscendo a gestire mappe enormi, diverse fra di loro e ricche di dettagli, impreziosite da una direzione artistica di qualità e mai banale. Purtroppo sono presenti moltissimi bug e glitch. Presente anche un comparto multiplayer, con una struttura simil MMO, che permette a 4 giocatori di collaborare per eliminare fiumane di nemici. Una modalità non complessa e attrattiva come la campagna, ma comunque utile per incrementare ulteriormente il pacchetto contenutistico e regalare qualche ora di gioco in più.

BioWare è tornata alle origini, ma non si è limitata a questo: ha fatto molto di più. Dragon Age Inquisition è un mondo di gioco immenso, ricchissimo di missioni, bellissimo da vedere e pregnante dal punto di vista della narrazione. I videogiocatori di vecchia data saranno assolutamente soddisfatti e difficilmente avranno di che lamentarsi. Finalmente possono cominciare a dimenticarsi del passato e riporre (virtualmente) in cantina Baldur’s Gate e Neverwinter Nights.

VOTO: 9