Downloadify è stata definita «l’incubo» di Spotify, perché consisteva in un’estensione per Chrome capace di scaricare gli MP3 riprodotti dal player del servizio integrato al browser. Utilizzo l’imperfetto perché, a poche ore dall’apparizione sul Chrome Web Store, è stata rimossa da Google per violazione dei termini: è tuttora disponibile su GitHub, ma il discorso è complesso. Non trovate l’estensione pronta a essere installata, infatti, quanto i sorgenti della libreria cui s’appoggia. Insomma, scaricarla non servirebbe a nulla.

In sé, Downloadify è un progetto open source in JavaScript e Adobe Flash pubblicato tre anni fa da Douglas Neiner per scaricare dei file di testo. L’applicazione a Spotify è un utilizzo recente, impossibile dai sorgenti originari: senza l’estensione del Chrome Web Store non potreste affatto ottenere degli MP3. È importante, però, sottolineare come il popolare servizio trasmetta in streaming delle tracce non crittografate. Non incorporando un sistema di Digital Rights Management (DRM), chiunque potrebbe scaricarle e condividerle.

Lungi da me sostenere la diffusione del DRM che ritengo inutile e controproducente alla prevenzione della pirateria informatica come Ian Hickson di Google. Tuttavia, è evidente che l’episodio debba portare Spotify a cambiare la propria politica: trasmettere i contenuti in chiaro non è intelligente, neppure per la sicurezza degli utenti. Quale etichetta investirebbe sul servizio, sapendo di correre certi rischi? Non sapevo che Spotify avesse questa vulnerabilità e oggi mi chiedo come non sia stata sfruttata prima. Inconcepibile.

Photo Credit: Sorosh Tavakoli via Photo Pin (CC)