Dona, mi sono presa l’incarico di portare Girls in Tech in Italia, ora sto costruendo il team operativo, vorrei che ci fossi anche tu, che ne pensi?

È così che Anna Sargian, managing director per l’Italia di Girls in Tech (o GiT Italy) mi ha invitato a essere parte della squadra che da alcuni mesi ha lanciato il chapter italiano di questa organizzazione internazionale che conta attualmente 37 chapter (cioè sedi locali) in tutto il globo per un totale di 17 mila membri.

Ci sono, ho detto. Anagraficamente sono più lady che girls, ma chi se ne frega dell’anagrafe.

Avevo già sentito e letto abbastanza di GiT per sapere che poteva essere per me una buona occasione per combinare alcune delle cose che amo di più (come tecnologia, innovazione, impresa, stare con le altre ragazze) con la risoluzione di un pensiero fisso che mi accompagna da anni: fare qualcosa di utile per aumentare la presenza e la forza delle donne nella società.

Io e Anna ci conosciamo da qualche anno, abbiamo lavorato entrambe (io lo faccio ancora) per il principale gruppo italiano di business angel, IAG, e abbiamo condiviso spesso l’ esperienza di ritrovarci a lavorare in un mondo prevalentemente maschile. Il tasso di presenza femminile nel mondo dell’investimento VC è piuttosto basso, diciamo intorno al 5%, così come nel mondo dell’impresa in generale e delle startup innovative. Non solo in Italia, il fenomeno è diffuso. Negli US negli ultimi 15 anni i business gestiti da donne sono aumentati del 54%; questo dato scende al 3% nelle famigerate high tech startups della Silicon Valley! (fonte Business Insider).

Insomma, a ogni evento dedicato a investimenti, startup, innovazione abbiamo cominciato a verificare che eravamo praticamente sempre le stesse, abbiamo cominciato a contarci, a connetterci e anche a parlare di cosa potevamo fare di concreto per stimolare la crescita della presenza femminile nel mondo business. Con una declinazione specifica però, perché in Italia esistono già diverse organizzazioni (mi vengono in mente ValoreD, Manager Italia gruppo Donne, PWA) che hanno l’obiettivo di fare network e spingere al rafforzamento della donna e del suo ruolo in ambito lavorativo.

Girls in Tech non si sovrappone, semmai ambisce alle sinergie, e pensa alle girls che vogliono fare impresa e farla tech, praticamente alle startuppare.

Sono gli elementi che accomunano nella medesima passione tutto il team: Eugenia, Gaia, Sara, Francesca, Camilla, Claudia, i cui profili sono on line, tutte si lavora con diversi ruoli in questo folle mondo delle startup innovative. È un mondo che conosciamo, che ci appassiona e al quale speriamo di poter avvicinare tantissime altre ragazze e donne.

Come dicevo, la scarsa presenza delle donne nel mondo del lavoro non è un problema solo italiano e non è un problema di settori: anche il moderno settore tecnologico e delle startup innovative vive questo “dramma”. A qualcuno sembrerà una parola forte, ma non è così, poichè dietro questa latitanza di donne non ci sono sempre delle scelte libere.

E si può dire che lo stesso business ne risulti impoverito. Secondo una recentissima e autorevole indagine condotta in USA e presentata nel corso della conferenza Women 2.0, le startup guidate da donne viaggiano molto meglio! Hanno una gestione dei costi più efficiente, generano fatturati più alti, hanno ritorni sugli investimenti più alti, hanno maggiore resilienza, per usare un termine alla moda.

E ovunque nel mondo c’è anche un’inversione di tendenza, che vede aumentare il numero di donne che mollano la casalinghitudine e abbracciano l’impresa, cosa che possono fare molto bene e nel quale riescono a portare anche pensiero alternativo e scelte coraggiose. Un esempio è Indra Nooyi, Presidente e Ceo i PepsiCo, che ha rivoluzionato prodotti, processi, comunicazione di un colosso industriale per renderlo più sano.

In Italia in ambito startup qualcosa già frizzola nell’aria da un po’, grazie anche al potere si stimolo che può venire da alcuni esempi piuttosto noti, almeno nell’ambiente, come Barbara Labate di Risparmio Super (che ha recentemente anche vinto la Lady Pitch Night organizzata da GiT Paris), o Francesca Romano e Gioia Pistola di Atooma, o Selene Biffi di PlainInk. Ma ce ne sono tante altre, meno conosciute, ma tostissime.

Dare visibilità alle loro personalità e alle loro storie è una delle cose che praticamente intende fare GiT, cercando anche di allargare la cerchia di notorietà: ci piacerebbe portare mainstream storie di ragazze che fanno impresa tech, farlo con freschezza, ma serietà, senza cadere nella retorica e nella banalità, valutando attentamente quello che fanno. Per questo il nostro team è variegato. Ma ci facciamo anche aiutare. Per esempio nelle ultime settimane ci siamo dedicate all’elaborazione di una lista delle female founder italiane (che a breve renderemo pubblica) per redigere la quale abbiamo chiesto il contributo a tantissimi opinion leader, investitori, giornalisti, esperti.

Questa è una cosa che ha a che fare con la comunicazione, certamente una delle direzioni in cui GiT in tutto il mondo si muove.

Ma c’è anche dell’altro, perché oltre ad avvicinare sempre più donne all’impresa innovativa, vogliamo anche offrire degli strumenti di “empowerment” personale e di business.

Gli strumenti che metteremo a disposizione sono quelli più classici dell’organizzazione di workshops e conferenze; ma anche eventi di recruitment, pink competition, pink hackaton. Una cosa che ci interessa tantissimo realizzare è un network di riferimento forte, che comprenda anche donne capaci di svolgere attività di mentorship e coaching, secondo il modello della GIT University e la Entrepreneurship School.

Idee non ne mancano, siamo piuttosto “sul pezzo”, e i feedback che riceviamo da tante ragazze nonché dallo stesso ecosistema startup sono finora molto positivi e ci incoraggiano ad andare avanti. Stiamo valutando quali sia il modo più semplice (burocraticamente) per gestire la partecipazione, per cui attualmente non c’è un “tesseramento”. Esiste però la possibilità di aiutarci concretamente a fare crescere la community, entrando nella stessa attraverso la pagina Facebook, dove vi invitiamo a dire la vostra e postare link interessanti, farci domande e proporre, attraverso twitter @GITItaly , attraverso il sito www.girlsintech.it (iscrivetevi anche alla newsletter, mi raccomando!).

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