Oggi, i pericoli derivanti da una scarsa sicurezza informatica delle infrastrutture – per i consumatori – sono essenzialmente due: il furto d’identità e quello di capitali, entrambi legati al possesso delle credenziali d’accesso ai portali e/o ai numeri delle carte di debito o credito. Le società hanno un terzo problema, che riguarda la divulgazione dei segreti aziendali. Domani? La domotica introdurrà nuove problematiche, delle quali Christopher Mims ha di recente ipotizzato i rischi su Quartz. È possibile un controllo totale?

Immaginate di possedere un’automobile col pilota automatico, un frigorifero o un microonde connesso a internet e una caldaia gestibile dal web: le tecnologie necessarie a produrre veicoli ed elettrodomestici simili esistono già, ma ancora non sono alla portata di tutti. Quando lo diventeranno, ciò che vent’anni fa sembrava impensabile sarà la norma — magari, nei prossimi venti. Il problema è che qualunque dispositivo connesso costituisce un rischio. E sappiamo che l’unico computer davvero sicuro, infatti, «è un computer spento».

I pericoli derivanti dalle vetture auto-guidate sono i più evidenti, specie perché Google ha iniziato a sperimentarle e prototipi del genere sono apparsi pure in Italia: Ford ha realizzato un kit per la programmazione dell’elettronica delle proprie automobili e altri produttori conducono ricerche sulla stessa falsariga. Se un hacker volesse provocare un incidente, potrebbe farlo — con relativa semplicità. Potrebbe trasformarsi in assassino, però «l’occasione fa l’uomo ladro». Sentireste d’essere al sicuro? Io, sinceramente, no.

Riguardo agli elettrodomestici, le situazioni variano e non tutte sembrano altrettanto “apocalittiche”. Qualcuno potrebbe pensare di spegnere da remoto un frigorifero, causando il deperimento del cibo. Già coi microonde e le caldaie i problemi sarebbero più gravi: pensate al sovraccarico di dispositivi che possono provocare delle esplosioni. Siamo oltre il vandalismo, ma è impossibile escludere a priori che queste situazioni possano verificarsi. Non significa, comunque, che i rischi debbano frenare l’innovazione della domotica.

Semplicemente, chi investe sul cd. «internet delle cose» deve pensare soprattutto ai potenziali pericoli. Oltre ai costi sostenuti, secondo me è uno dei motivi principali per cui non abbiamo ancora la possibilità d’acquistare degli elettrodomestici “smart”. Quale azienda s’assumerebbe la responsabilità di distribuire dei prodotti che presentano tali rischi? Nessuna. Tuttavia, c’è pure uno scarso interesse di fondo: la limitatissima diffusione di RFID, una tecnologia piuttosto economica, per etichettare gli alimenti è un esempio.

Incidenti domestici e malfunzionamenti non sono le uniche tipologie di rischi derivanti dalla domotica: la terza, se possibile, è addirittura peggiore. Mi riferisco allo stalking, ovvero allo “spionaggio” che potrebbe essere perpetuato attraverso i nuovi device. Già oggi qualcuno potrebbe osservarci, prendendo il controllo delle webcam installate su computer o dispositivi mobili. Immaginate se potesse accedere ai nostri rifiuti o alla gestione energetica! Non intendo condannare la domotica, però sono domande che dovremmo porci.

Photo Credit: Rèdais Bross via Compfight (CC)