Google nel 2011 aveva presentato un’estensione di Android che avrebbe costituito il futuro della piattaforma: Android@Home, orientata alla domotica. Non se n’è più parlato finché, nel 2012, è arrivato Nexus Q. La “sfera” per riprodurre i brani musicali da tablet e smartphone è stata un insuccesso clamoroso e, ritirata a poche settimane dal lancio statunitense, non è mai tornata sul mercato. Pochissimi sviluppatori sembrano interessati ad Accessory Development Kit (ADK) che connette Android e Arduino ed è aggiornato annualmente.

L’ingresso di Android@Home con la versione 4.2.2, uscita il mese scorso, sottintende che qualcosa potrebbe cambiare: per quanto mi riguarda, dubito che alluda a un progetto legato alla domotica. Non direttamente, almeno. È molto più probabile che il prossimo I/O annunci uno smartwatch, in anticipo sul gadget al quale Apple starebbe lavorando, e soltanto a partire da quest’ultimo inizierà una nuova fase per Android@Home. Cercando un significato all’esistenza degli smartwatch, il controllo della domotica è uno sviluppo plausibile.

È, secondo me, un fatto d’ecosistema: Android@Home non è abbastanza maturo per trasformare la domotica in realtà. Google l’ha avviato troppo presto, rispetto alle esigenze del mercato, e tuttora non ha avuto dei riscontri positivi dagli sviluppatori di terze parti. Oggi, uno smartwatch con Android non potrebbe certo controllare la cottura al microonde o rispondere al citofono. Sarebbe intrigante, però non esistono dispositivi compatibili. Forse, Google avrebbe potuto fare qualcosa in più perché il settore acquisisse importanza.

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