Docker è una nuova piattaforma open source di cloud computing in grado di trasformare internet in un unico grande computer per creare delle app: Google l’ha scelta in previsione del futuro, affinché il processo di produzione sia sempre più stabile — nonostante i continui aggiornamenti al codice delle applicazioni. Perché scegliere proprio Docker? Le parole-chiave del servizio sono sicurezza e portabilità, dal momento che le app realizzate ad hoc dagli sviluppatori possono funzionare su qualunque dispositivo o sistema operativo.

Frutto del lavoro di trentacinque dipendenti in appena quindici mesi, Docker è diversa dalle altre piattaforme di cloud computing. Ogni macchina virtuale contiene giusto la app, non un sistema completo per eseguirla: i programmatori possono effettuare delle modifiche ai sorgenti, senza rischiare di compromettere il funzionamento delle applicazioni. Parte dell’infrastruttura è basata su OpenStack, però Docker non è soltanto un hub per gestire la virtualizzazione delle app. È soprattutto un nuovo metodo d’approccio alla programmazione.

Google investe su Docker perché ripropone, migliorandola, la stessa infrastruttura usata a Moiuntain View. L’isolamento delle app in contenitori non comporta un aumento dello spazio utilizzato, perché non è previsto un emulatore che esegua le singole applicazioni. Queste sono avviate come un processo del sistema-ospite [vedi gallery] installato sul server e funzionano sui portatili con Mac OS X o sui computer con Windows oppure sulle macchine con Linux. Una spinta allo sviluppo che risolve il problema della stabilità delle app.