Le startup italiane hanno un urgente bisogno di beta tester. Un beta tester è un essere folle e fortunato in grado di unire l’utile al dilettevole. Praticamente ha accesso a tutte le ultime novità in campo tecnologico, dall’app al prodotto, prima di tutti gli altri e in maniera esclusiva. Nel senso che quello che gli è consentito di provare è di solito un prodotto nuovo che viene migliorato grazie ai test di coloro che in italiano chiameremmo collaudatori.

Fare da beta tester per non significa solo divertirsi. È un lavoro duro che viene ricompensato con poco o nulla. Di solito, oltre all’accesso anticipato ai nuovi prodotti, questi vengono poi lasciati in dotazione al tester. Il cui compito è quello di scovare quanti più bug, cioè errori, ci sono nel prodotto proposto e indicare cosa funziona bene, cosa no e cosa manca.

Che significa esattamente essere un beta tester e come si fa? Vi faccio un esempio. Prima di rilasciare Pureshot Mike Hardaker ha condotto tre mesi di beta testing. Quando ho fatto la review della sua nuova app, mi sono subito accorto di un problema per altro abbastanza evidente: la griglia in modalità 1:1 non veniva ridimensionata. L’ho scritto nella mia recensione e gliel’ho twittato. Lui mi ha ringraziato includendomi nel programma di beta testing per le sue prossime app. Io non ho fatto nulla di più di provare la sua app e accorgermi di quello che non funzionava.

Rilasciare un’app o un servizio pieno di bug è un problema serio per una startup. La prima impressione è quella che conta e molti utenti potrebbero venire persi per piccole cose che spesso chi è coinvolto dal di dentro in un progetto non vede. Questo capita di frequente ai nostri startupper, a loro come a tutti. È per questo che è davvero un peccato la chiusura di BetaBait, un servizio che metteva in correlazione startup e early adopters.

Ho proposto nel gruppo Facebook di Indigeni Digitali di realizzare qualcosa di nostro, di italiano. Uno strumento di comunicazione fra startup e tester. In attesa che quello sia realizzato (anche gli amici di Chefuturo dovrebbero pensarci), con questo post invito tutte le startup italiane in cerca di beta tester a contattarci (tramite la pagina di Hi Tech su Facebook o Google Plus) per proporre a noi il test dei loro servizi (saremo cattivissimi, ma lo saremo per il loro bene) e per chiederci aiuto nel raccogliere beta tester.

photo credit: Kennisland via photopin cc