Eric Schmidt, il Presidente Esecutivo di Google, non è proprio un “chiacchierone”. Tuttavia, quando interviene ha sempre qualcosa d’interessante da esprimere: questa volta ha parlato di diritto all’oblio, ovvero dell’opportunità di cancellare selettivamente le attività condivise sul web. Secondo Schmidt, internet avrebbe bisogno d’un tasto [Canc] per eliminare ogni traccia di sé. È una tesi che io condivido e che, nonostante le tante normative supervisionate dal Garante, rimane ancora oggi un’operazione tutt’altro che scontata.

In mancanza d’un simile pulsante, Schmidt sostiene che i diciottenni dovrebbero cambiare nome per rinnegare qualunque attività online pregressa. Il successo dei social network ha portato a pubblicare fotografie e quant’altro che, una volta maggiorenni, andrebbe dimenticato: sappiamo che la stampa non rispetta la privacy degli individui, andando a cercare e riproponendo immagini imbarazzanti dai profili personali su Facebook. È un reato, ma nessuno arriva mai a essere processato. Pensate agli scatti di ragazzine violate o uccise.

Google, rispetto ad altre aziende, è abbastanza virtuosa: ho ricevuto l’aggiornamento a Google Play 4.0 da qualche giorno e ho potuto constatare, a differenza di quanto pensassi inizialmente, che il market permette la rimozione delle app installate e cancellate da Android. Non è ancora possibile quella dei dispositivi utilizzati, ma è un piccolo passo in avanti. Sui social network la situazione non è altrettanto positiva, però Google+ offre una gestione più razionale delle condivisioni. Spero che accolgano l’appello di Schmidt.

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