Lo so, questo titolo è esagerato, ma almeno io ve lo dico che è volutamente esagerato.
Nell’ultima settimana, decine di followers mi hanno linkato la notizia nerd del momento: pare che Dio esista, lo hanno dimostrato al computer.
Due scienziati, tali Christoph Benzmuller e Bruno Woltzenlogel Paleo, hanno ri-dimostrato al computer il teorema di Gödel sull’esistenza di Dio. La notizia è effettivamente importante, ma non nel modo che pensate voi, o che vogliono farvi pensare dandovi la notizia in questo modo fuorviante.
Sicuramente è stato un lavoro utile, ma ai fini teologici questa dimostrazione non serve assolutamente a niente.

Il problema è sempre lo stesso, da qualche millennio: con degli strumenti terreni, parziali e – mi dispiace tanto – incompleti come la logica (e quindi tutta l’informatica), si pretende di fare qualcosa di assoluto e metafisico, coinvolgendo presunti oggetti ultraterreni che non rispondono alla logica, come dimostrare l’esistenza di Dio.
Qualunque dimostrazione logica dell’esistenza di Dio non vale come prova di fede, non serve a un cavolo di niente, sia per i fedeli che per gli atei, però è sicuramente un interessante esercizio (dico sul serio) di seghe mentali, nonché un uso originale della tecnologia moderna nell’affrontare le vecchie seghe mentali.

Il teorema dell’esistenza di Dio, dimostrato da Kurt Gödel, non è altro che una versione più dettagliata della prova ontologica di Sant’Anselmo d’Aosta, roba di un migliaio di anni fa.
In termini di precisione e definizione, possiamo dire che la dimostrazione medievale era in 8 bit, quella di Gödel in 16 bit e quella di oggi in 64 bit, ma il ragionamento è sempre lo stesso.

Dio è, per definizione, il top del top, il massimo, la cosa più grande, ciò per cui non esiste niente di maggiore, quindi a Dio non può mancare nulla.
Ora, se non gli manca nulla, come può mancargli l’esistenza? Come può esistere solo nella nostra testa e non nella realtà? A questo punto, è logico accettare l’esistenza di Dio.
Dal concetto stesso di Dio (cioè che Dio è il massimo e ha tutte le qualità, compresa l’esistenza) si deduce l’esistenza di Dio. Se avete capito il ragionamento, avrete certamente un’incontenibile voglia di rispondere “ma grazie al c***o”.
Sembra una volgarità, ma vi assicuro che anche questo è logico.

A cosa è servito rifare questa dimostrazione al computer?
Intanto è servita ai due scienziati per farsi pubblicità, ma soprattutto è servita per ricordare al mondo che i computer sono utili alla scienza in modi che a volte sottovalutiamo.
Con l’aiuto dell’hi-tech, i ragionamenti di Gödel – cioè del più grande logico della storia forse a pari merito con Aristotele – oggi possono essere tradotti in equazioni matematiche e ri-dimostrati con una precisione e una potenza di calcolo che il buon Gödel, all’epoca, non aveva a disposizione.

Questo vuol dire che la scienza ha dimostrato che Dio esiste? Ovviamente, no.
E allora perché la notizia viene data in questo modo?
Ovviamente, per attirare la vostra curiosità, e farvi cliccare su una noiosa pagina di storia della logica, dove non sareste mai andati a cliccare.
Tecnicamente sarebbe una truffa, a meno che uno non lo dica subito, ma nell’era di internet anche il sapere scientifico passa per questi volgari meccanismi. Dobbiamo farci l’abitudine.
Ve lo dice Dio.