Sono piuttosto certo che tutti voi abbiate visto il video di Marina, la ragazza che si è licenziata in mondo-visione filmando la propria lettera di licenziamento a passi di danza e pubblicandola su YouTube. Se vi siete persi il capolavoro, eccolo:

Il video, pubblicato il 28 settembre, ha già oltre 8 milioni di visualizzazioni. Se ne continua a parlare perché ieri l’azienda per cui Marina lavorava ha pubblicato su YouTube una pietosa video risposta, un filmato in cui viene mostrata la piscina che sta sopra l’azienda e il cui messaggio è: “Assumiamo”.

Certo 300 mila view in un giorno non sono poche, ma non cadete nell’inganno di misurare il successo di un video sulla base delle visualizzazioni. Che, per carità, contano, ma più ancora conta l’apprezzamento di chi li video l’ha davvero visto. Nel caso di Marina sono 52 mila e rotti like contro meno di duemila pollici versi, mentre nel caso della sua azienda sono 2.500 e passa bocciature contro 1.300 apprezzamenti. Per non parlare degli insulti nei commenti.

Cosa ci insegna questa storia? Innanzitutto che per avere successo sui social è fondamentale l’originalità, come vi avevamo già raccontato spiegandovi i trucchi per diventare una star su YouTube. E una parodia di una cosa originale non è originale di per sé, perché chiunque può farla. Questo video della Next Media Animation è la conferma che Marina ha fatto bene ad andarsene: l’azienda per cui lavorava, come da lei denunciato nel proprio video, non riusciva a capire l’essenza dei social media, che non è farsi pubblicità, ma comunicare.

Il messaggio di Marina è: Non avete capito che un buon video non si misura da quante visioni fa, ma dal suo contenuto. Tiè, beccatevi questo video che secondo il vostro punto di vista non farà molte view, ma che secondo me è abbastanza originale da farvi fare una figuraccia epocale.

La risposta dell’azienda è stata una risata, ignara probabilmente del fatto che la propria reputazione stesse crollando alla velocità con cui si mangia un pacchetto di Fonzies. È lo stesso errore compiuto da Barilla, che ha pensato di cavarsela con delle scuse ufficiali mentre il marchio veniva distrutto sui social network di tutto il mondo non tanto per l’affermazione in sé, quanto per l’originalità della stupidaggine che dall’uomo simbolo di un marchio internazionale non te l’aspetti.

Torniamo però a Marina. Il segreto della sua viralità è in un certo senso quello che Google sta continuando a indagare con i propri algoritmi, compreso l’ultimo Hummingbird. Gli utenti del web cercando contenuti originali e freschi ed è per questo che la litania sulla morte del SEO ha sempre più senso. Non perché il SEO sia davvero morto, ma perché oggi per fare “pagine viste” conta più l’originalità di quanto viene proposto che il lavoro di maestria operato per rendere “appetibile” per i motori di ricerca quanto diffuso. Stante il fatto che un’ottimizzazione di base è indispensabile.

Come dice Marina: Credo che sia molto più importante focalizzarsi sulla qualità dei contenuti. Quando impari come aumentarla, le visualizzazioni arriveranno.