Venerdì ho partecipato (anche come ospite ad un evento) alla giorno di chiusura della Ca’Foscari Digital Week che si è svolta a Venezia nei giorni 8, 9 e 10 maggio e ha visto tra gli intervenuti nomi illustri della comunicazione digitale italiana come Riccardo Luna.

La location molto suggestiva dell’Universtità Ca’Foscari di Venezia è stata ben attrezzata dal punto di vista hi-tech ed è stata a parer mio all’altezza di un evento che ha come tema principale l’evoluzione dello scenario digitale italiano.

Ho assistito all’interessante tavola rotonda dal titolo Comunicazione digitale & social media: nuovi orizzonti per le mostre d’arte. Aula piena e posti in piedi.

Il panel prevedeva la partecipazione dei referenti di Museo GuggenheimPalazzo GrassiFondazione Musei Civici VeneziaFondazione Querini StampaliaFondazione Bevilacqua La Masa e di esperti di comunicazione come il team del magazine online Venezia da Vivere, il tutto moderato dal Prof. Giuseppe Barbieri Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali della stessa Università ospitante.

Diciamo subito che tutti sembrano aver imparato la lezione che sui social network bisogna esserci. Quasi tutti quindi hanno attivato l’ormai classica triade composta da Facebook, Twitter e Instagram. Non ho sentito nominare però Pinterest e Foursquare, social network che in generale non mi sento di consigliare in senso assoluto ma che nel caso della comunicazione in ambito artistico ben si prestano, il primo a fornire un catalogo sfogliabile online e il secondo l’utile geolocalizzazione dei siti presso i quali è possibile vedere le opere dal vivo. Per non parlare del sempre troppo snobbato GooglePlus che invece proprio in ambito professionale darebbe quella marcia in più grazie all’importante contributo in termini di indicizzazione su uno dei motori di ricerca più usati. Senza considerare poi che il progetto Art Project ci sta dicendo di quanto sia affascinata dall’arte la casa di Redmond affascinato dall’arte

Si meritano il premio di iniziative digitali più originali il Museo Guggenheim e la Fondazione Querini Stampalia.

Maria Rita Cerilli, ufficio stampa di Museo Guggenheim, ci ha raccontato di come abbiano avuto l’idea di far rivivere Peggy Guggenheim tramite i social network. Infatti sul profilo Twitter e la pagina Facebook del museo è proprio la collezionista scomparsa a parlare e a narrare fasi della sua vita. Ma tramite lei il museo segnala anche le novità. Ottima operazione capace di far entrare in empatia l’interlocutore. In questo sembrano aver imparato da Iddio, il quale ha capito che per avere successo su Twitter si deve creare un personaggio prima che un profilo.

Coraggiosa e unconventional (soprattutto per il settore) anche la comunicazione della Fondazione Querini Stampalia. Sara Bossi del loro ufficio stampa ci ha parlato del lancio fatto su Groupon: in pratica hanno pubblicato un’offerta che prevedeva un’interessante scontistica, audioguide incluse, per gruppi di 4-6 persone. Hanno portato al museo circa 1.500 visitatori che non avrebbero mai attratto altrimenti.

Molto interessante il progetto del magazine online Venezia da Vivere che racconterà la Biennale di Venezia per tre giorni dal 28 al 30 maggio tramite gli occhi di alcuni tra gli instgramers più seguiti (e ci sarò anche io) che arriveranno da tutto il mondo anche grazie alla partnership con Museo GuggenheimPalazzo Grassi, Fondazione Querini e Moleskine. Gli instagramers avranno la possibilità di raccontare la Biennale da un punto di vista privilegiato in quanto avranno accesso a zone offlimit per i comuni mortali… tanti punti di vista che renderanno poliedrica la narrazione.

Altro progetto degno di nota è My Art Guides, guide interattive su web e mobile per i principali musei ed esibizioni d’arte al mondo tra cui, ovviamente, anche la Biennale.

In un ideale classifica però metto all’ultimo posto la Fondazione Bevilacqua La Masa il cui ufficio stampa ha presentato delle slide che sembravano fatte con qualche template di Word (ma versione MS Office 98!). Hanno poi in modo un po’ naïf dichiarato che non hanno ancora aperto i profili ufficiali della fondazione su Instagram e Twitter ma usano i loro personali. Però, dicono, mandano una bella newsletterona.