Di solito non gioco molto, specie ai browser game. Qualche settimana fa però mi ha chiamato Raffaele Gaito, uno degli sviluppatori di Dengen Chronicles (e di Mangatar), e nel corso di una piacevole chiacchierata mi ha ovviamente apostrofato per non aver ancora provato la sua (loro!) ultima creatura. Così ho mollato per un po’ il lavoro e mi sono messo a giocare a Dengen Chronicles. Mi ha discretamente affascinato. Innanzi tutto perché durante tutta l’esperienza di gioco appare evidente l’ispirazione che i designer hanno preso da vari anime che hanno circofuso la mia infanzia.

Il giocatore si trova infatti catapultato in un mondo in cui diverse “bloodline” (famiglie) si danno battaglia a colpi di kunai, spada, ed energia spirituale: ogni famiglia ha una specialità, e durante tutti i vari tutorial e il percorso del gioco il giocatore imparerà a padroneggiare le tecniche proprie della sua linea di sangue – tecniche che verranno sprigionate attraverso le battaglie con delle carte collezionabili, che rappresentano i nostri “eroi” in battaglia. In aggiunta a questi, per dare una mano (diciamo) possiamo evocare i Dengen, spiriti divini che potenzieranno le tecniche usate dai nostri personaggi.

Durante tutta l’esperienza di gioco ovviamente ci godremo il giappone come lo vedono i designer di Dengen Chronicles: questa realtà alternativa simile ad un manga, dove tutto è possibile e ciascuno di noi può tirare fuori il suo potenziale distruttivo. Devo dire che oltre ad essermi divertito abbastanza, ho apprezzato tantissimo la presenza tra i “sensei” di Dengen Chronicles, di uno dei miei stereotipi preferiti: il capobanda di una gand di motociclisti, problema molto sentito in Giappone, con la sua pettinatura “a banana” (lo potete vedere in foto: ha la chioma rossa). È uno stile, una figura che apprezzo per tutti quei personaggi che vogliono fare i duri, non importa se in modo riuscito o no.

Indovinate quindi che bloodline ho scelto. E magari ditemi la vostra.