Questa cosa esiste dal 2010. Un artista tedesco, tale Aram Bartholl, disseminò a New York delle chiavette USB praticamente vuote, contenenti solo un file .txt che spiegava il progetto. In sostanza è un invito a fare del p2p off line copiando nelle chiavette i musica, video, libri presi dal proprio computer e portandosi via quello che si trova. Le chiavette sono cementificate nei buchi dei muri, ma questo non ferma chi vuole portarle via.

Se ne è avuta una prova negli scorsi giorni sia a Carrara che a Firenze, dove dei geni si sono rubati le chiavette. A Carrara è stata denunciata la scomparsa di 8 pennette su 9 lo scorso febbraio, mentre a Firenze è sparita nei giorni scorsi quella di via Nanni.

Sul sito di Dead Drops si trovano infatti le istruzioni per avviare il progetto a livello locale. Progetto che sembra tornato di moda o che per meglio dire non è mai passato di moda. Oggi nel mondo ci sono 1.104 pennette USB censite, per un totale di circa 4.788 GB di documenti condivisi. Poco più della metà dei 7,39 GB di musica gratuita distribuiti in occasione del SXSW.

Tramite il motore di ricerca del sito è possibile scoprire quali sono quelle più vicine a noi e controllare se esistono ancora.

I recenti fatti di cronaca hanno aiutato il progetto a riprendere quota nei media e su Facebook, con un sacco di gente che non capisce il concetto di “condivisione” e di “libera circolazione della cultura” ancora lì a chiedersi perché questi documenti non vengano caricati su Internet e diffusi tramite al Rete. Quando un essere digitale fa qualcosa off line si fa sempre fatica a capirlo.