Negli ultimi giorni, lo scandalo del Datagate ha toccato Apple e Dell – costrette a negare un proprio coinvolgimento – ma delle notizie ancora meno confortanti sono arrivate direttamente dalla NSA (National Security Agency) che potrebbe ricorrere al computer quantico per bypassare la maggioranza degli algoritmi crittografici esistenti. Non è davvero un articolo sensazionalistico, quello proposto da The Washington Post, perché la prospettiva è credibile: eludere la crittografia è soprattutto una questione di capacità di calcolo.

Pensa alle casseforti. Aprirle non dipende molto da quanto siano sofisticate le serrature, bensì dal tempo a disposizione: un ladro dev’essere più veloce delle forze dell’ordine, non soltanto capace. Gli algoritmi crittografici – che la RSA nega d’avere esposto alla NSA – sono eludibili seguendo lo stesso principio. Un ricorso ai quanti ridurrebbe esponenzialmente le tempistiche, aumentando nella stessa proporzione la potenza di calcolo dell’elaboratore utilizzato. Il dubbio non è che lo facciano, ma che non l’abbiano già fatto.

Lo sviluppo e la diffusione dei computer quantici è tuttora limitata, perché i costi della ricerca sono elevatissimi: non bisogna dimenticare, però, che la NSA è un organismo sovvenzionato dallo stato e non mi stupirebbe se possedesse già uno di quegli elaboratori — magari, più avanzato di quelli commerciali. Edward Snowden ritiene d’avere compiuto la propria missione, ma il futuro non è roseo e il controllo governativo delle comunicazioni esisteva prima del Datagate e continuerà a esistere. La quantistica è l’ultima frontiera.

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