Microsoft, nel tentativo d’abbattere i consumi dell’energia elettrica nei data center, adotterà un impianto a metano per sostituire gli Uninterruptible Power Supply (UPS): l’obiettivo è ridurre del 20% il costo dell’alimentazione, senza produrre ulteriori emissioni nocive per l’ambiente. Altre società – da Facebook a Google – adottano soluzioni equivalenti, dal riciclo dei componenti utilizzati per assemblare i server al raffreddamento con acqua raccolta dalla pioggia o aria fatta filtrare dall’esterno. Una questione economica.

Non credo molto alla giustificazione green di queste iniziative – a prescindere dall’azienda che le implementi – ma quando risparmiare ha un impatto positivo sull’ambiente le motivazioni alla base della soluzione adottata sono ininfluenti. Rinnovare gli impianti è una prerogativa delle multinazionali, però le piccole e medie imprese hanno più alternative per raggiungere lo stesso scopo: un’opzione riguarda il data center in miniatura di Dell, portato a SMAU 2013, che nonostante le dimensioni può supportare grandi infrastrutture.

Mi lascia un po’ perplesso la scelta del metano che, tra i combustibili provati da Microsoft Research, è indubbiamente quello meno “pulito”: le celle avrebbero dovuto prevedere l’idrogeno, ma i ricercatori hanno incontrato dei problemi con lo stoccaggio. E perché non utilizzare il fotovoltaico, come Apple e Google? Le motivazioni potrebbero essere diverse, però – sebbene non la ritenga una scelta ottimale – i risultati così acquisiti potrebbero portare alla realizzazione del programmato Cloud OS per la pubblica amministrazione.

Photo Credit: Sean Ellis via Photo Pin (CC)