Dark web o Deep web. Due modi di chiamare la parte nascosta di internet, di cui gran parte dei due miliardi di persone che utilizzano la rete frequentemente  non conoscono nemmeno l’esistenza. Allora cos’è il Dark web? Come la chiama in un post il Corriere della Sera, è quella parte del web non coperta dagli abituali motori di ricerca, che non è possibile navigare con i normali browser. Perché non siano zone facilmente raggiungibili da tutti gli utenti è presto spiegato: nelle stesse è dilagante l’illegalità, la compravendita di droghe, armi, e via dicendo, il tutto mantenendo un profilo anonimo al massimo.

Non troveremo mai, per fare un esempio stupido, ricerche su cosa accade nel Deep web, o qualcosa di simile al Google Zeitgeist che ci illustri i termini al suo interno più ricercati. Né tanto meno troveremo mai, cercando su Google, i siti in questione, visitabili solo utilizzando software specifici che assicurano l’anonimato delle nostre ricerche, software creati e pensati per necessità quali quelle degli hacker, come TorBrowser.

Veniamo dunque a Grams, motore di ricerca per il Dark web, che a differenza di altri, come Torch, si presenta come molto rapido un’interfaccia semplice e molto simile a quella di Google, da cui il suo fondatore stesso di Grams, in un’intervista a Wired, ha dichiarato di voler prendere molti elementi. Già dal nome, in italiano grammi, è possibile intuire lo scopo stesso del motore di ricerca. Non vado dunque oltre nello spiegare il suo funzionamento, mi fermo dicendo che è raggiungibile all’indirizzo grams7enufi7jmdl.onion, ma solo da Tor. Cercando su Google, infatti, non troveremo nulla, e molto probabilmente, dati i contenuti del Dark web, è meglio che questa parte resti nell’oscurità, ma anche che gli internauti ne conoscano l’esistenza.

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