Finora sono stati sulla cresta dell’onda i documenti pubblicati da Wikileaks, un sistema che può contare anche sulla visibilità di Julian Assange. Più volte abbiamo parlato dell’argomento.Chi si occupa di informatica da tanti anni sa che i documenti digitalizzati, quando non opportunamente protetti, possono essere captati da un bravo hacker. È tutto lì il mercato:  nella protezione dei documenti e nel loro disvelamento.

Adesso però il concorrente di Wikileaks va all’attacco. Si chiama Crypton e ha deciso di pubblicare molti documenti, anche riservati, che spiegheranno agli utenti come è possibile per le forze dell’ordine, accedere ad alcune informazioni riservate degli utenti, attraverso i social network.

In realtà, per completezza, è giusto dire che nel mirino dei difensori della privacy non c’è soltanto Facebook, che, come dice anche Doctorow, impone agli utenti il non rispetto della propria privacy.

Il fatto è che anche servizi messi a disposizione da Microsoft e Aol possono in un certo senso aprire le porte ad alcuni dati “personali”, fin troppo personali, degli utenti che vi si affidano. Da un lato dunque ci sono le persone che vogliono esercitare il diritto di frequentare anche alcune piazze virtuali, indipendentemente dall’attività che svolgono.

Dall’altro lato ci sono le forze dell’ordine chiamate a raccogliere prove ed indizi anche sbirciando tra i profili dei potenziali indagati.