Un tema che mi appassiona molto (in quanto padre di tre bimbi geek under six) è  quello dell’educazione attiva che ho trattato quando ho parlato di metodo (quasi) montessoriano o di come far apprendere l’inglese ai bambini.

Sono convinto infatti che ogni bambino abbia in sé delle competenze diverse e che il compito dell’educatore sia quello di enfatizzare tali competenze comportandosi sempre meno come colui che insegna e sempre più come colui che aiuta a imparare.

Con queste premesse sabato scorso al Social Family Day ho assistito con molto entusiasmo allo speach di Barbara Alaimo, pedagogista co-fondatrice di Coder Dojo Milano.

Coder Dojo è un movimento internazionale nato in Irlanda che ha lo scopo di creare eventi durante i quali i bambini ed i ragazzi possono divertirsi imparando a programmare. A portare Coder Dojo a Milano c’hanno pensato Barbara e suo marito. Un giorno infatti il loro figlio maggiore (il maggiore di tre figli) gli chiese come si potesse realizzare un videogioco che aveva in mente.

Fù così che scoprirono Coder Dojo e decisero di realizzare il primo evento a Milano a cui parteciparono dodici bambini. Al terzo evento ebbero già circa 110 iscritti!

Cosa succede in un Coder Dojo? L’vento è suddiviso in due fasi. Alla mattina i mentor (programmatori volontari che gestiscono due o tre bambini ciascuno) propongono un piccolo tutorial ai partecipanti che vengono coinvolti in modo interattivo. Dopo la pausa pranzo i bambini sono liberi di utilizzare quanto hanno appreso del tutorial per realizzare quello che desiderano: un abbozzo di videogioco o semplicemente sperimentare. Possono “usare” il mentor per farsi portare laddove desiderano.

Regole del Coder Dojo:

1. I genitori devono tenere le mani giù dalla tastiera; sono ammesse solo le interazioni che il bambino richiede. Il bambino aumenta la propria autostima perché è lui ad avere il controllo della meta che desidera raggiungere.

2. Il bambino può e deve sbagliare. Il bambino scopre così che può provare per scoprire senza avere la paura di sbagliare. Questo genere di educazione si contrappone fortemente al più classico dei metodi educativi si fa così e tutto il resto è sbagliato. Scopre che ci sono più strade per ottenere il medesimo risultato.

Il Coder Dojo sviluppa la creatività, perché per programmare (e ben lo sanno i programmatori come il sottoscritto) serve creatività. Il Coder Dojo porta a sviluppare delle competenze trasversali come il saper lavorare in gruppo, il problem solving e l’approccio algoritmico (esiste un algoritmo anche per fare la pastasciutta!).

Prevenire è meglio di curare… ma promuovere è ancora meglio di prevenire… e il Coder Dojo promuove la produzione di cose positive.