Ieri, sono stato a Brunello (VA) – ospite di Elmec – per assistere al Create Now Summer Tour: un evento promosso da Adobe per illustrare le novità di Creative Cloud. Non ho scattato delle fotografie, preferendo seguire attentamente le sessioni. Ho raccolto una dozzina di pagine d’appunti, ma non intendo “tediarvi” riportandole tutte qui. Preferisco concentrarmi sugli aspetti più importanti, a partire dal cloud computing che non è semplice da approcciare. Creative Cloud è una soluzione ibrida… e non è affatto eseguita da remoto.

Come dovreste sapere, Adobe ha interrotto l’aggiornamento di Creative Suite per privilegiare gli abbonamenti a Creative Cloud. Le versioni offline dei programmi continueranno a essere vendute e supportate per cinque anni, senza ottenere degli update. È un punto da specificare subito: le nuove versioni CC non sono eseguite in cloud computing, ma installate sul dispositivo dell’utente. L’attività remota riguarda esclusivamente l’autorizzazione degli account – e la sincronizzazione dei documenti – non la computazione dei programmi.

È importante sottolinearlo, perché molti temono che il cambiamento comporti la necessità di predisporre una connessione persistente a internet oppure possa impedire l’installazione dei componenti. Il passaggio da prodotto a servizio apporta una serie di vantaggi, a partire dalle licenze: acquistato uno dei pacchetti disponibili, l’utente non deve continuare ad attivare o disattivare i programmi per autenticarne la licenza. Neppure qualora decidesse d’effettuare un downgrade da una versione CC a una CS6 — che possono coesistere.

Adobe ha specificato le differenze fra gli abbonamenti proposti a individui, team ed enterprise: non m’interessa farne una questione di prezzo o promuovere i distributori locali del servizio, ma spiegare perché – dopo le dieci ore dell’evento – sono ancora più propenso ad abbonarmi a Creative Cloud. È un investimento sostenuto. Non ho esitato a criticare i costi elevati per l’Italia, più alti di quelli statunitensi, però bisogna pensare che una licenza di Photoshop sarebbe costata quanto due anni d’abbonamento a Creative Cloud.

Elmec, nel sondaggio di valutazione, ha inserito una domanda intelligente: è davvero utile ricevere tutti i programmi disponibili, abbonandosi a Creative Cloud? Secondo me, no. Sono un web designer e non m’interessano granché Cinema 4D Lite o After Effects CC, però abbonandomi al servizio dovrei pagarli comunque. È l’unico difetto che sono riuscito a trovare, dovendo valutare le novità proposte da Adobe. Manca una formula di selezione dei programmi per Windows o Mac OS X, che dovrebbe portare ad avere dei prezzi più vantaggiosi.

Tralasciando le questioni economiche, Creative Cloud introduce numerose funzionalità d’eccezione per i programmi della suite. Elencarle tutte sarebbe impossibile, quindi scriverò soltanto di quelle che mi coinvolgono e m’hanno impressionato maggiormente. Una novità di CC riguarda Typekit: presto, gli abbonati potranno utilizzare le font nei programmi di Adobe — oltre a integrarle nei siti web. È una feature che non è ancora stata implementata, però porterà ad abbattere la grande differenza tra il lavoro online e quello offline.

Edge, una raccolta di programmi per la creazione di siti web in HTML5 e JavaScript, include un accessorio che molti colleghi desidererebbero: Inspect, paragonabile a Firebug, permette di visualizzare il codice generato da jQuery sui dispositivi mobili. Prendiamo Chrome su Android, ad esempio. Se siete degli sviluppatori, sapete che non prevede gli stessi strumenti della variante sul desktop. Grazie a Edge Inspect, potete collegare un device via USB e verificare la corretta modifica del Document Object Model (DOM). È fantastico.

Uno dei programmi più interessanti, per chi sviluppa «from scratch», è Edge Code: una versione proprietaria di Brackets, che Adobe ha rilasciato come open source, connessa a Creative Cloud e Inspect. Sono abituato a sviluppare dal principio, scrivendo manualmente tutte le marcature, e apprezzo il minimalismo di Brackets. Edge Code è un “salto di qualità”, che non costringe a utilizzare Dreamweaver (quest’ultimo lo detesto, per inciso) e garantisce un ottimo compromesso — tra il classico Blocco Note e gli editor del tipo WYSIWYG.

Concludo con Flash. Davide Famoso, Adobe Guru che ha illustrato i programmi per lo sviluppo sul web, ha precisato un punto che molti faticano a comprendere: Flash Player sul browser è un’esperienza del passato. Adobe ha scommesso su HTML5 e JavaScript, perciò Flash Professional è diventato una sorta di Integrated Development Environment (IDE) per applicazioni “native” su iOS e Android che utilizzano massivamente le animazioni. Non produce più dei filmati. Quelli sono appannaggio di Edge Animate — e seguono gli standard del W3C.