Questa settimana, arrivando alla rubrica sulla creazione di siti web, voglio affrontare un argomento diverso dal design. Non sono un giurista e perciò parlando degli adempimenti legali obbligatori sarò molto terra-terra: non riempirò questo intervento di sigle, date e numeri corrispondenti alle norme. Voglio soltanto darvi delle “dritte” per evitare i problemi maggiori. Le leggi italiane su internet sono incomplete, il più delle volte confusionarie e io stesso fatico a trovare riferimenti aggiornati sulle situazioni specifiche.

Le informazioni che devono essere obbligatoriamente inserite dipendono dalla natura del sito. Se riguarda una società, bisogna includere la P.IVA: non è sufficiente, perché è richiesto anche d’indicare il numero assegnato dal Registro delle Imprese, la sede e il/i rappresentante/i legale/i, la tipologia della società e il capitale versato. Le testate devono aggiungere data e identificativo della registrazione al tribunale competente e al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). E se, invece, fosse un blog? Bella domanda.

Negli anni sono stati proposti numerosi decreti e non è ancora stata trovata una soluzione. Era stata proposta la registrazione obbligatoria dei blog al tribunale che avrebbe comportato la presenza d’un direttore responsabile iscritto all’albo dei giornalisti (professionisti oppure pubblicisti): quest’ipotesi sembra essere stata accantonata, ma se includete della pubblicità sulle pagine del vostro sito dovete dichiarare gli introiti fra i redditi. Entro certi limiti non è necessaria la P.IVA, dovrebbe bastare il codice fiscale.

Nel dubbio, inserite la maggioranza delle informazioni di cui disponete e tenete da parte tutte le fatture e le ricevute come fate con qualunque altra attività finanziaria. Siete minorenni? Intestate il sito a un genitore o tutore anche se dovrebbero bastare 13 anni per gestirne uno: il problema non è tanto costituito dalla “paginetta” in sé, come vedremo, e neppure dai vari banner pubblicitari che spesso non arrivano a coprire le spese di registrazione del dominio. La paranoia, infatti, subentra con l’interazione degli utenti.

Molti prevedono un disclaimer col quale prendono le distanze dai commenti inseriti dagli utenti, dichiarano di non redigere una pubblicazione periodica per sollevarsi dagli obblighi di registrazione al tribunale che, come abbiamo visto, non sussistono e pensano che sia sufficiente. Non lo è affatto perché ogni singola interazione dev’essere autorizzata, notificata, revocabile e trasparente: non pensiate che sia necessario soltanto gestendo un sito di e-Commerce. Quello è un discorso più complesso, però la privacy vale per tutti.

Dovete pubblicare una dettagliata informativa sulla privacy che consideri tutti gli aspetti del trattamento dei dati personali, a prescindere dalla possibilità di registrarsi e svolgere attività sul sito da parte degli utenti. Un esempio è quella del Garante Privacy: potete adattarla alle vostre esigenze, purché sia sempre rintracciabile sul sito. In Italia non sono previsti degli obblighi sui cookie, ma io preferisco comunque spiegare in una sezione dedicata quali vengono impostati e perché. Prima o poi diventerà obbligatorio.

Non basterebbe un libro a elencare tutte le implicazioni: come regola generale, dov’è prevista l’interazione degli utenti devono essere indicati i dettagli sul trattamento dei dati personali e la loro acquisizione dev’essere autorizzata esplicitamente. Potreste inserire dei checkbox, senza la spunta dei quali sia impossibile procedere. Non potete salvare per più di due anni le informazioni così acquisite e dovete essere in grado di rimuoverle su richiesta dell’interessato. Ciò a prescindere dal motivo per cui le avete ottenute.

Personalmente, anche se non è obbligatorio, preferisco registrare un certificato SSL affinché le interazioni avvengano attraverso il protocollo HTTPS. Non è una soluzione a prova di bomba, ma dà qualche sicurezza in più: tenete presente che per intestarlo a una società occorrono delle verifiche… e possono richiedere due o tre settimane. Declinare con un disclaimer le responsabilità civili o penali non equivale a sollevarsi da eventuali cause giudiziarie. Meglio fare qualunque cosa per evitare che sorgano dei problemi del genere.

A questo proposito, è bene evitare l’inserimento di contenuti multimediali esterni. Immagini, video, ecc. trovati sui motori di ricerca e senza indicazioni precise sulla licenza dovrebbero essere esclusi: è illegale appropriarsi indebitamente dei contenuti pubblicati da terzi, anche qualora siano stati mostrati in chiaro sul web. Insomma, evitate di condividere in maniera compulsiva qualunque oggetto troviate suggestivo. È difficile che un autore pretenda qualche forma di risarcimento, ma se lo facesse avrebbe tutte le ragioni.

Photo Credit: Josh Hallett via Photo Pin (CC)