Dopo il flop clamoroso del Galaxy Note 7 arriva una nuova pesante tegola per il colosso coreano dell’elettronica. Il vicepresidente di Samsung, Lee Jae-yong, di fatto l’erede designato alla guida dell’azienda, figlio dell’ex presidente e nipote del fondatore dell’azienda, rischia pesantemente di essere arrestato con l’accusa di corruzione. Lee Jae-yong ha subito un interrogatorio di oltre 22 ore in cui ha dovuto rendere conto dei suoi rapporti con il Governo.

Nello specifico, si accuserebbe al leader di Samsung di aver aiutato economicamente Choi Soon-sil, una persona molto vicina al presente del paese, per ottenere l’appoggio del governo per tentare la scalata all’azienda. Vista la situazione molto delicata in quanto coinvolge i vertici di una delle aziende più importanti non solo del paese ma anche del mondo, le autorità si sono prese più tempo per approfondire le indagini. Una decisione sul futuro di Lee Jae-yong sarà presa mercoledì.

Il sistema di corruzione, secondo le autorità, funzionava in questa maniera. Lee Jae-yong avrebbe dato un certo tipo di vantaggi economici a Choi Soon-sil per un totale di circa 34 milioni di dollari. Dal canto suo, la Choi Soon-sil avrebbe usato la sua influenza verso il presidente del paese per spingere le aziende più influenti del paese a fare ingenti donazioni in cambio di favori politici. Gli inquirenti avrebbero in mano considerevoli prove che dimostrerebbero queste operazioni. Lee Jae-yong sarebbe accusato anche di appropriazione indebita e falsa testimonianza.

Le indagini sarebbero partite nel 2015 quando fu porta avanti una fusione di due aziende del gruppo Samsung, un’operazione non voluta dagli azionisti ma che Lee Jae-yong portò a termine grazie ad un fondo pensionistico che era il socio di maggioranza di Samsung C&T. Grazie a quest’operazione Lee Jae-yong si trovò praticamente in mano l’azienda detenendo le quote di maggioranza del gruppo.

Trattasi, dunque, di uno scandalo colossale che lega politica ed interessi economici.