Oggi su Wired.it ho visto un post di Silvio Gulizia che annuncia quella che secondo Google, tramite una modifica ai termini della licenza del SDK, potrebbe essere la fine della frammentazione di Android. Purtroppo però sarà così: la frammentazione di Android non avrà mai fine perché la sua causa è proprio Android stesso.

Android è diffusissimo, ma non c’è uniformità nella sua distribuzione. Il mercato parla chiaro: al rilascio di Android 4.2 la versione con la più grande fetta di mercato è ancora di Gingerbread (Android 2.3.x). Non è quindi un problema delle applicazioni o del SDK, bensì un problema di base. Come si può pensare di limitare la frammentazione di Android introducendo una semplice voce nell’accordo di licenza del SDK?

Questo è impossibile. Affinché la frammentazione di Android si riduca, perché parlare di cancellarla è pura utopia, è necessario un accordo fra le parti per trovare una soluzione.

Google dovrebbe cercare di stipulare un accordo affinché tutti i produttori a partire dal 2013, rilascino solamente smartphone con Android 4.0 o superiore. Sarebbe opportuno a questo punto che, a partire dal Q2 dello stesso anno, tutti questi vengano aggiornati ad Android 4.1. Poi, facendo valere  l’accordo con i vari produttori che garantisce l’aggiornamento dei dispositivi per ben 18 mesi, spinger i produttori ad aggiornare tutti gli smartphone ad Android 5.0.

Non è una operazione semplice, ma potrebbe essere un buon piano per ridurre la frammentazione e avvantaggiare gli sviluppatori, che si ritroverebbero principalmente tre piattaforme su cui sviluppare: Android 2.3, Android 4.X e Android 5. Di conseguenza si avrebbero le tanto attese applicazioni di qualità anche per Android.

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