C’è solo una ragione per perdonare a Bill Gates anni di imprecazioni contro il suo sistema operativo, che nelle versioni pre Windows 8 crashava con una disinvoltura disarmante: il suo impegno filantropico a favore del terzo mondo e finanziario per lo sviluppo della ricerca di nuove tecnologie.
Uno degli ultimi assegni che ha staccato è andato però ad una start up con un obbiettivo alquanto bizzarro: creare un chip sottocutaneo che funzioni da contraccettivo.
Il microchip – un quadratino di 20 mm per lato e 7 di altezza – rilascerà nel corpo della donna l’ormone Levonorgestrel (già usato da molte pillole contraccettive) e sarà possibile disattivarlo wireless tramite una applicazione per smartphone, nel caso si ricercasse una gravidanza.
La cosa mi lascia abbastanza perplesso: il fine ultimo della tecnologia dovrebbe essere assecondare la naturale pigrizia umana, fornendo aiuto e servizi utili con il minor disagio possibile. Lo smartphone, ad esempio, ci permette di accedere a tutta una serie di funzioni proprie del computer fisso (email, internet, chat etc) con il modesto costo di doversi tenere in borsa od in tasca un dispositivo grande come una piccola agenda (od un dizionario di latino per i possessori di Samsung Note 3) e cercare una presa elettrica ogni 5 minuti (per i possessori di iPhone): un compromesso tutto sommato accettabile.
Subire però un’operazione per un innesto di un corpo estraneo nel proprio corpo (che tra le altre cose va ricaricato ogni 16 anni) solo per evitare la noia di ricordarsi una volta al giorno di prendere una pillola non mi pare uno scambio equo.
Tra le altre cose, se questa degenerazione tecnologica prenderà piede  si potrebbero aprire scenari molto inquietanti:

Hackeraggio:
Come ogni dispositivo collegato alla rete, anche il chip contraccettivo potrà subire attacchi informatici da parte di malintenzionati, che potrebbero sabotarlo. Variando il dosaggio degli ormoni con un codice virale, un hacker potrebbe divertirsi a fare crescere i baffi alle ragazze che utilizzano questo microchip.

Gravidanze indesiderate:
Se il rilascio dell’ormone sarà comandato via web, una perdita del segnale wifi potrebbe pregiudicarne l’erogazione: “Sono incinta! Assurdo, ho sempre controllato la connessione internet!”

Questioni di password:
L’accesso al microchip per spegnerlo nel caso si desiderasse una gravidanza sarà condizionato da una o più password (probabilmente una per la donna ed il suo compagno): cosa succederebbe nella malaugurata ipotesi che una di queste venisse dimenticata? “Tesoro, non devo confessarti che non posso avere figli…” “Oh… sei sterile?” “No, ho perso la password”

Integrazione sui social:
Spesso i sensori biometrici, come i contapassi, sono così evoluti da permetterci di postare i loro dati su Facebook e Twitter. Probabilmente questo microchip non farà eccezione, quindi aspettiamoci di trovare nel prossimo futuro strani messaggi automatici nelle bacheche delle nostre amiche: “Ho corso 10,4 km con Runtastic. E mi sta venendo il ciclo”

Quanti soldi investiti in questa tecnologia, quando basta solo dare un tablet  ad una coppia di giovani perché si concentrino su Facebook, Instagram, Angry Birds ed altre amenità tanto da dimenticarsi anche di fare sesso, ottenendo lo stesso risultato.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

photo credit: Tambako the Jaguar via photopin cc