A primavera dello scorso anno durante la digital week a Venezia, ho avuto il piacere di conoscere Andrea Moratti dell’associazione culturale Blind Donkey. Andrea mi raccontò allora di come il team dell’associazione stesse lavorando ad un progetto ambizioso denominato Public Gallery il cui intento era quello di entrare in competizione niente di meno che con Instagram sul piano della qualità delle foto condivise.

È ormai storia tritta e ritritta il fatto che Instagram all’inizio fu presa d’assalto dai fotografi o aspiranti tali e che la sezione Popular mostrasse dei veri e propri capolavori in 612 x 612 pixel. Poi con l’apertura al mondo Android e la conseguente invasione degli alieni (alieni, della cultura direbbe qualcuno) la qualità oggettiva delle foto si è andata via via abbassando lasciando spazio ad un’esplosione di selfie, starlet e photo-advertising segregando gli amanti della mobile photography in sempre più risicate community di nicchia.

Ecco allora che già verso la fine dello scorso anno Philippe Gonzalez, il fondatore della community internazionale degli Instagramers del cui circuito fa parte anche la nostra Associazione Nazionale Instagramers Italia, e Jorge Martinez, designer esperto di social innovation, hanno lanciato Instagramers Gallery proprio per proporre qualcosa di alternativo a Instagram sul piano della qualità dei contenuti, aggiungendo un elemento ulteriore: la trasposizione del virtuale al reale con l’apertura di gallerie d’arte vere, luoghi fisici in pianta stabile a Miami (e molto presto a Madrid) dove poter ammirare e acquistare gli scatti realizzati dai mobile photographer selezionati dai curatori del progetto.

Ora Public Gallery, lanciata ufficialmente lo scorso mese, si ripropone di fare altrettanto ma con alcune differenze. Come mi ha spiegato Andrea Moratti infatti, l’ambizione (del futuro prossimo) è quella di produrre puro intrattenimento. La galleria pubblica da loro realizzata ben si presta ad essere proiettata e condivisa nei luoghi dove stanziano o si muovono masse di persone: negli aeroporti, nelle sale d’aspetto della pubblica amministrazione piuttosto che proiettati sul muro di un palazzo nel centro di Milano. Fare parte di Public Gallery quindi significa che un proprio scatto potrebbe essere pubblicato (assieme ai doverosi credits) e osservato in qualunque parte del mondo. Non c’è chi non veda che (per citare il Dolcher, mitico professore d’analisi matematica dell’Università di Trieste) far parte di questa galleria pubblica offre numerosi vantaggi soprattutto a chi volesse far conoscere al mondo il proprio talento nella fotografia.

Per far parte di Public Gallery basta collegarsi all’omonimo sito e iniziare a caricare gratuitamente le proprie foto. Prima però è necessario fare attenzione che le foto non infangano i quattro principi applicati dai curatori della galleria per la messa in onda dei contenuti, ovvero non devono essere ritratte persone riconoscibili, non ci devono essere messaggi politici, no a pubblicità,  nudità e altri messaggi in grado di urtare la sensibilità altrui.

Ho chiesto ad Andrea se oltre alle quattro regole sopra citate ci fossero altri parametri per la moderazione delle foto; anche se lui mi ha risposto che non applicheranno giudizi soggettivi sull’estetica per la pubblicazione dei contenuti, resto convinto del fatto che un minimo di selezione verrà fatta.

Non mi resta che suggerirvi di seguire i nostri consigli sulla mobile photography per far notare al meglio le vostre foto pubblicate.