Il social network spesso è un Colosseo dove ci si pesta. Nel social non si vuole discutere: si vuole solo fare male, umiliare, annichilire, vincere.
È un po’ come essere nel traffico e urlare contro qualcuno in mezzo a un incrocio, per poi allontanarsi sgommando, soddisfatti perché in quel frangente l’importante non era fare giustizia (nel senso di fare una cosa giusta), ma gloriarsi di aver vinto.

Assistendo alle tante risse da social network – che non hanno nulla da invidiare a quelle della tv spazzatura – non ho potuto fare a meno di chiedermi: le tante critiche che arrivano dal pubblico del social come vanno considerate? Come fare per distinguere una critica vera (e magari utile), da un attacco gratuito e superficiale?
Me lo sono chiesto soprattutto davanti allo spettacolo dei cacciatori di refusi, magari refusi di personaggi famosi.

Una volta Alessandro Sallusti ha scritto “c’è la faremo” invece di “ce la faremo”, probabilmente a causa del correttore ortografico, del T9 o qualcosa del genere, e giù immediatamente un flood di correzioni, miste a insulti, centinaia.

Roberto Saviano una volta ha messo un apostrofo dove non doveva metterlo, e giù, centinaia di correzioni, nonché un sacco di gente scandalizzata perché, incredibile, Saviano sbaglia.

Infine, a costo di sembrare vanaglorioso, mi ci metto anch’io. Lo scorso anno, agli Europei di calcio, mentre l’Italia perdeva con la Spagna ho twittato una battuta che tirava in ballo Zorro, e il fatto che gli spagnoli da secoli non riescono a capire che l’eroe mascherato è Don Diego De La Vega.
Per non dire castronerie, sono andato prima a controllare su Wikipedia. Effettivamente, Zorro era ambientato nella California governata dagli spagnoli, quindi il discorso filava, eppure sono stato sommerso da un flood infinito (tipo che dura ancora oggi) di correzioni di gente che sosteneva che Zorro fosse ambientato in Messico, o nella California americana. Era impossibile rispondere a tutti, e il bello era che nessuno di loro era andato a controllare.

Come reagire davanti a questi fenomeni? Cosa pensare della buona volontà del pubblico meritocratico, attento e pignolo dei social, che non lascia passare gli errori di nessuno?
Evidentemente, che non è buona volontà, altrimenti:
1 – Si andrebbe a controllare qualche dizionario, Wikipedia o insomma fonti sufficientemente autorevoli, prima di commentare (e mi riferisco al mio caso);
2 – Soprattutto, si andrebbe a guardare se per caso qualcuno ha già segnalato il refuso (basta fare un clic e guardare i commenti). Se Saviano sbaglia un apostrofo, ha senso dirglielo cento volte? Questa è voglia di correggere, o di accanirsi?

Il punto è che spesso la marea di commenti è ingiustificata e irrilevante.
Se all’improvviso ti ritrovi in mezzo a un fiume di critiche e correzioni di massa, cerca di non emozionarti, prendi un bel respiro, calma i battiti, non farti trascinare nella mischia, non rispondere ai troll, e prendi il fenomeno per quello che è.
Nessuno ti sta correggendo davvero, e nessuno ti odia davvero: l’unico che dà importanza alla cosa sei tu, che magari non riesci a ragionare bene perché sei intimorito dalla massa di utenti scatenata.

Tieni sempre presente che, per il pubblico del social, tu sei solo un incontro sporadico, qualcuno contro cui urlare in mezzo al traffico, e tra poco tutta quella gente con la bava alla bocca sgommerà via.
Non farti emozionare, e piuttosto, in mezzo alla rissa, cerca le critiche vere. Saranno quelle non gridate, non ostili, non rancorose, non invidiose, disinteressate e civili, quindi, per forza di cose, anche utili. Il resto è brusio da social, o da Colosseo.
Te lo dice Dio.