Valeria è la moglie del nostro Gianpiero Riva, costretta a scrivere questo post in occasione della festa del Papà a causa di una marachella del marito che non ci ricordiamo neppure.

Mi piace paragonare le persone agli iceberg, è più quello che non si vede di ciò che appare e quello che appare spesso trae in inganno. In questa visione non è coerente etichettare nessuno, ma devo ammettere che il termine geek di mio marito spiega quasi tutta la sua parte emersa e buona parte di quella sommersa.

Il suo vivere la tecnologia che si contrappone al mio sopravvivere a uno sviluppo per me (ma è un mio limite) poco sostenibile, è la sintesi perfetta della sua intelligenza razionale. Tutti noi semplificando e tralasciando l’ovvietà delle mille sfumature che ci rendono unici ci possiamo ritrovare in una di queste macro categorie:

  • i razionali che si interrogano sulle cose;
  • gli emotivi che si interrogano sulle persone;
  • gli istintivi che non si interrogano, ma agiscono.

La convivenza tra un razionale tecnomaniaco e un’emotiva appassionata di sviluppo infantile e dinamiche del comportamento per me è un po’ come le montagne russe della reciproca tolleranza. Per esempio e banalmente, se io devo mettere da parte le mie velleità di organizzare gli spazi di casa secondo il Feng Shui quando sul grande tavolo del soggiorno il mio splendido runner è costantemente appallottolato per far posto a due portatili con relativi cavi, ciabatte (…), mio marito deve far finta di non sentire quando chiamo l’iPhone telefonino. Cosa pretendi da una che si ostina a cantare alle figlie con nostalgia la mitica Per un ditino nel telefono!

Un’ emblematica conversazione tra noi è quando lo chiamo per un saluto veloce e ingenuamente gli chiedo Ciao amore, dove sei? e lui mi risponde Perché non usi il Trova Amici? Io replico: Ma io mi fido! e lui sornione Ma non è per quello, è per essere geek!

Siamo molto più distanti di quanto il Trova Amici potrebbe indicare, ma sorprendentemente ci ritroviamo sempre!

Quando mi dice che nel pomeriggio deve scrivere del codice, pensare a un nuovo contest, scrivere un post, organizzare un Instameet e alle sette ha un hangout penso che non saprei neanche da che parte cominciare se dovessi tradurlo a mia madre o alle mie amiche. Mi sento a rischio schizofrenia!

Quando mi spiega che partendo da pochi chiari algoritmi si possono risolvere svariati problemi e sarebbe utile insegnare questa metodologia di ragionamento anche ai bambini non posso che dirgli: Fantastico! Ma non contare su di me… Perché neanche per fare la pastasciutta seguo sempre lo stesso procedimento. Lo so, amore, sono delusioni, ma la sincerità è la chiave del rispetto!

E a proposito ora che te ne stai qui di fronte a me e beffardo mi dici che non serve che pensi tanto a cosa scrivere in questo post perché in sintesi devo solo ammettere che se non fosse per te sarei tagliata fuori dal (tuo) mondo, ghigna di meno altrimenti quando tua madre ti chiamerà per chiederti come hai potuto dimenticare il suo compleanno e tu mi guarderai con interrogativo sgomento, senza alcuna pietà per il tuo imminente martirio, ti liquiderò con queste perfide e gelide parole: non hai letto il reminder?