È un’idea diffusa che realizzare dei siti web sia diventata un’operazione piuttosto elementare. Niente di più sbagliato, a partire dalla scelta del dominio che occorre registrare: la selezione dell’indirizzo al quale gli utenti dovranno “puntare” per raggiungere una pagina presuppone una serie di fattori, tutt’altro che scontati. Nella mia esperienza di web designer ho imparato a considerare alcuni aspetti che inizialmente avrei ignorato, nonostante siano imprescindibili per ottenere a lungo termine dei risultati soddisfacenti.

Quando bisogna pubblicare il sito di un’azienda o un prodotto esistenti, la scelta è obbligata. Se è ancora in fase di realizzazione, invece, è opportuno assegnargli un nome adatto a essere trasformato in un dominio. Lo stesso principio è valido nel trasferire o creare dei blog: questa selezione ha più delle implicazioni di carattere commerciale che non dei vincoli tecnici e preferirei soffermarmi su altro, come le differenze tra i Top-Level Domain (TLD) registrabili. Non è facile scegliere fra .biz, .com, .eu, .it, .net o .org.

Utilizzando uno strumento chiamato Whois è possibile verificare che il nome scelto sia effettivamente disponibile: lo stesso dominio potrebbe essere stato registrato da terzi con un’altra estensione e le imprese preferiscono acquistare tutti o quasi i TLD esistenti per evitare il fenomeno del cd. «cybersquatting». In sostanza, soprattutto se il marchio è conosciuto, qualcuno potrebbe acquistare l’indirizzo corrispondente per tirare sul prezzo rivendendolo all’asta. Se siete dei blogger, questo problema non dovrebbe riguardarvi.

Riguarda proprio tutti, al contrario, la differenza fra Country Code TLD (ccTLD) e General TLD (gTLD): a prescindere dall’esistenza, un dominio potrebbe non essere acquistabile. Sono definiti ccTLD quegli indirizzi assegnati ai cittadini d’un particolare Stato del mondo e gli Italiani possono sicuramente riservare .eu o .it, ma non potrebbero registrare .co.uk, .de, .es oppure .fr perché è necessario che il proprietario abbia la cittadinanza in quei Paesi. Esistono delle eccezioni alla regola che andrebbero verificate a priori.

gTLD sono i domini di primo livello a carattere generale che possono essere riservati senza limiti territoriali: ai più noti .biz, .com, .net e .org la Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) che ne gestisce l’assegnazione ha già aggiunto e inserirà oltre duecento estensioni nei prossimi mesi. Il costo, in ogni circostanza, dipende molto dalla richiesta e dalla decisione del registar che ha ottenuto da ICANN l’amministrazione del TLD. Nella maggioranza dei casi, un gTLD potrebbe essere preferibile a un ccTLD.

Queste linee-guida non sono affatto esaustive ed esigenze specifiche potrebbero sovvertirle: se un sito deve rivolgersi soltanto agli Italiani, per esempio, il ccTLD .it è più efficace di un gTLD. Per quanto mi riguarda, preferisco optare per un dominio che sia disponibile anche come username su Twitter e per le pagine di Facebook. Quando s’acquista un indirizzo per Blogger o WordPress.com, infine, è consigliabile utilizzare il provider specificato dalla piattaforma che potrebbe assegnare un numero limitato tra i TLD esistenti.