Ieri su MobiLovers, una delle più interessanti community di Google Plus nate di recente, Ilario Farina ha postato il video qui sotto che gira da alcuni giorni, ma io non avevo ancora visto. Ammetto di essere rimasto a bocca aperta: come diavolo è possibile ricreare un’app uguale a quella di Facebook in HTML 5 addirittura migliora delle app native di Facebook per Android e iOS? Facebook stesso aveva fatto marcia indietro negli scorsi giorni rilasciando, dopo iOS, anche l’app nativa di Facebook per Android.
Sconvolto ho subito contattato Marco Casario, il mio guru dell’HTML 5, fondatore di HTML 5 Italy, di cui vi ho raccontato già dal Codemotion. Con lui infatti avevamo fatto il punto sullo stato dell’arte dell’HTML 5.
Come ci dicevamo durante il nostro ultimo incontro, HTML5 è pronto, anche se non ancora al 100%. Bisogna però saperlo usare in maniera intelligente e creativa. Questa dimostrazione di Sencha ne è l’esempio lampante.
Gli sviluppatori che intendono realizzare una mobile app devono abbandonare l’approccio allo sviluppo utilizzato per la realizzazione di siti web e usare invece i framework e le librerie giuste se vogliono ottenere i risultati sperati con HTML5.
Ottimizzazioni nella gestione del flusso di dati scambiati tra il client ed il server, robuste architetture client, utilizzo dei WebWorkers per la gestione dei thread, interfacce utente appositamente pensate per i dispositivi touch, gestione della grafica per dispositivi Hi-Density, tecniche di application cache, scelta sapiente dei font, agili e snelle microarchitetture JavaScriptSono questi alcuni degli ingredienti che decretano il successo di un’applicazione HTML5 in termini di performance e user experience.
Solo con un nuovo approccio allo sviluppo, nuovi skill, e con la consapevolezza dei limiti e vantaggi che i dispositivi mobili espongono, le aziende e i team di sviluppo possono seriamente pensare di usare HTML5 come alternativa valida alle applicazioni native. Il 2013 sarà un anno in cui assisteremo a molte novità sul fronte delle HTML5 app.