Il problema, se così si può definire, esiste davvero. Succede spesso che mentre sto al computer, e magari ho aperto in background Facebook mentre faccio qualcosa, uno dei miei genitori passi dietro di me, o mi si sieda accanto, e mi chieda: Ma cosa fai tutto quel tempo su Facebook? Ecco, in realtà, giusto per essere sinceri al 100 percento, una risposta non c’è. O almeno, non ce n’è una oggettiva. Capita che a volte ci stia solo per curiosare quello che succede o si dice in giro, o altre mi soffermi ad osservare i continui restyling del sito.

Ecco che quindi, cercando di mettermi nei panni di un genitore con Facebook, provo a creare una guida all’utilizzo proprio per i genitori. In primo luogo, mi sento di consigliare ai genitori di non forzare la mano inviando richieste d’amicizia ai propri figli. Proprio questo potrebbe essere, infatti, motivo di discussione, perché Facebook spesso rappresenta per i ragazzi una via di separazione e creazione di confini tra i propri spazi e quelli condivisi con la famiglia. Insomma, chiedendo ai propri figli: Perché non mi accetti la richiesta d’amicizia su Facebook? è molto probabile che questa richiesta venga interpretata come una violazione, in un certo senso, della loro privacy.

E’ poi possibile che, dietro pressioni, i ragazzi accettino la richiesta, ma limitino la visibilità dei contenuti che pubblicano, o si spostino direttamente verso un altro social non conosciuto (ancora) dai propri genitori. Perciò, la massima fondamentale per un genitore è una: iscriversi su Facebook come un qualsiasi altro utente, e non in qualità di genitore. Mi spiego meglio: a mio parere, non è necessario né funzionale calcare la mano, ma naturalmente tutto il ragionamento dipende dal tipo di rapporto tra genitore e figlio, e dall’utilizzo che il primo fa del social. Se questo è standard, con azioni come la pubblicazione di musica, post, ecc, ben venga, ma ribadisco, è secondo me importante cercare di essere il meno invadenti possibile.

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photo credit: Spencer E Holtaway via photopin cc