Può essere richiesto il rimborso di Windows, secondo la Cassazione che ha imposto il risarcimento di 140€ a un cliente di HP. I consumatori non sono obbligati a pagare la licenza del sistema operativo preinstallato sui nuovi PC, se non intendono farne uso, ma non è molto semplice avvalersi di questa facoltà ed essere risarciti: la legge italiana tutela la scelta d’alternative – open source o meno che siano – però la grande distribuzione non ottempera agli obblighi, non distribuendo dei moduli ad hoc per avere subito uno sconto.

La norma è imperfetta perché prevede che la spesa sia rimborsata dopo l’acquisto — e non detratta dal prezzo del nuovo computer. Molti acquirenti desistono dall’inoltrare la richiesta, proprio per questo motivo: ADUC è una delle associazioni dei consumatori che seguono più da vicino le procedure legali da avviare per spendere meno e non acquistare un sistema operativo indesiderato. Come? Anzitutto, non accettando i termini di Microsoft al primo avvio del PC. Un aspetto che potrebbe sempre comportare il blocco della produttività.

In un mondo ideale, i negozi fornirebbero su richiesta tutta la documentazione necessaria. Non essendo così, rifiutare la licenza e adattare il fac simile di ADUC (nel link precedente) sembra l’operazione più semplice: Microsoft ha azzerato i costi di Windows 8.1 with Bing sui nuovi computer – che non permettono di ricevere un rimborso – ed esistono diversi motivi per scegliere d’usare quel sistema operativo, ma alla base di tutto c’è una scelta. Introdotta già con Windows XP, non è mai stata presa seriamente in considerazione.

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