Impegnativa, ripetitiva, a tratti stressante, e molto veloce: la giornata di Dio su Twitter è breve, ma intensa.

Uno di solito immagina che il risveglio in Paradiso sia qualcosa di candido e rilassante, e invece si comincia subito con le vibrazioni delle notifiche del Galaxy Tab di Dio, che al mattino rischia di esplodere.
Appena alzato, vado al bagno e dò rapidamente un’occhiata alle notifiche del momento, che in base alle stagioni vertono sui seguenti argomenti: che caldo; che freddo; quanto manca all’estate; quanto manca all’inverno; ma ti sei dimenticato i rubinetti aperti (in caso di pioggia); ma ti sei dimenticato il phon acceso (in caso di caldo eccessivo); ma hai problemi di forfora (in caso di neve); infine, il generico e sempre valido “Dio, che ti ho fatto di male?”.

Dopo una colazione proteica (ma non grassa, nel mio lavoro il fisico da Dio è importante), vado al pc e do uno sguardo all’Ansa per le notizie salienti della giornata, e per commentare il commentabile. Qui, di solito, sorge il problema della politica: se faccio battute sulla sinistra, c’è il solito stuolo di fedeli che mi rinfaccia di essere di destra, e viceversa. Non importa se, nella mia inesauribile correttezza e par condicio, cerco di dare una botta di qua e una botta di là: per i fedeli sono sempre di parte.
Twitter funziona così.

La mattinata procede poi controllando i messaggi privati, e anche lì non è facile.
Prima di tutto, devo cancellare lo spam, tantissimo e inarrestabile, primi fra tutti gli stramaledetti messaggi automatici di Tweettunnel, facendo bene attenzione a non buttare con lo spam anche quei veri messaggi che però sono talmente brutti, e scritti male, da sembrare spam.
Poi vengono, le richieste, decine e decine di Dio aiutami a fare questo, Dio retwittami quest’altro, Dio fammi il miracolo, Dio fammi vincere il concorso, Dio fammi circolare questa cover che ho fatto dell’ultima canzone di Justin che è una cosa seria, ecc.
Esaudite le richieste dei messaggi privati, siamo già a mezzogiorno, così prendo e vado in piscina ad Assisi, dopodiché pranzo con San Francesco, che da buon amico degli animali mi fa solo ricette vegetariane e leggere.

Il resto del pomeriggio scorre via controllando le vecchie menzioni, centinaia, che sono un po’ come i messaggi privati, ma più subdole. Ad esempio, se qualcuno mi twitta per chiedermi un retweet, ma non vuole dirmelo apertamente per non elemosinare davanti a tutti, prende e mi menziona in un tweet dove non c’entro assolutamente niente (anche se sfortunatamente sono Dio, e c’entro con TUTTO), in modo da suggerirmi, tra le righe, che sarebbe davvero molto carino da parte mia se facessi un retweet.
Alcuni, poi, mi chiedono di fargli andar bene l’interrogazione, l’esame, il colloquio di lavoro, l’incontro con l’amore della vita, la messa in piega, il weekend, ecc ecc, ma i migliori in assoluto sono quelli che mi menzionano nelle bestemmie.

Ora, se rispondessi a tutti, dovrei fare come Jim Carrey in Una Settimana Da Dio, e quindi, come nel film, non servirebbe a niente, perciò rispondo ad alcune menzioni e retwitto il retwittabile, altrimenti mi direbbero che sono ancora intrattabile e antipatico come nell’Antico Testamento, e non mi conviene buttar via secoli di buon marketing, no?
E insomma, il pomeriggio è bello che finito. Alla sera qualche tweet sporadico, e poi il consueto casinò con Einstein, dove puntualmente lo spenno come un pollo.
Così impara a dire che Dio non gioca a dadi.

Ora, so cosa state pensando, ve lo state chiedendo dall’inizio del post: com’è possibile che Dio abbia un Galaxy Tab e non un iPad?
La risposta è ovvia. Si tratta di scegliere tra un aggeggio che ha il simbolo del peccato originale, è costoso e si chiama Tavoletta, e un aggeggio più economico, ma praticamente identico all’altro (c’è una sentenza di tribunale che lo dimostra) che si chiama GALASSIA.
Voi quale scegliereste?