Il grafico qui sopra mostra il numero di impressioni e click generate dal mio faccino e dal mio account Google Plus nel corso del mese di ottobre. Sono relative al mio predente blog, che avevo collegato al mio account Google Plus tramite Google Authorship. Se hai una presenza web non puoi fare a meno di Google Plus. Questa settimana il maestro Guy Kawasaki ha spiegato a noi eletti della cerchia degli evangelizzatori di G+ un concetto molto semplice: chi crea contenuti in rete abbisogna di Plus.

Questo vale per autori, curatori, aziende, insomma un po’ tutti. E la faccenda non è tanto legata a Google Plus, quanto piuttosto a Google Authorship. Sarebbe? Quella cosa per cui se io ho scritto un post e voi per caso lo trovate cercando in Google sotto al post appare il mio faccino con – da dàn! – il link al mio profilo pubblico su Google Plus.

Google Authorship, come spiega Repcapitalmedia, non è un gioco: si tratta di un algoritmo che assegna a ogni autore un ranking sulla base della popolarità dei contenuti che questo ha prodotto. Indovina indovinello: qual è il principale fattore di ranking? And the winner is: Google Plus. +1, condivisioni sul network e attività dell’autore sullo stesso incidono sul proprio ranking.

I principali osservatori di quella scienza che va sotto il nome di search angine optimization sono convinti che presto Google utilizzerà questi dati all’interno del ranking delle pagine web. In tanti affermano che già lo faccia, ma nessuno ha le prove. Come funziona la cosa? Semplice: gli autori con il ranking migliore aumentano il valore della singola pagina web.

Quali sono i fattori di ranking per un autore? Secondo l’autorevole Seomoz:

  • il pagerank del sito su cui scrive;
  • le condivisioni dei suoi post tramite Facebook e Twitter;
  • connessioni con altri autori con un ranking alto.

Casey Newton su Cnet qualche giorno fa ha spiegato come Google Plus stia diventando lo stream di quello che i nostri amici condividono on line. Basta un +1, una review scritta in Play Store ora che è d’obbligo usare il nostro nome G+, un like in YouTube, e noi diventiamo determinanti per i risultati di ricerca dei nostri amici.

Facebook sa bene che su questo piano non può competere ed è per questo che più che puntare sulle ricerche on line ha deciso di diventare il social network che dice alle aziende chi ha comprato cosa dopo aver visto la pubblicità su Facebook. Zuck sta cercando di allearsi con Microsoft per sconfiggere Google, ma secondo Bradley Horowitz, VP di Google con la responsabilità di Plus, i due social possono coesistere.

L’ultimo spunto della nostra lezione settimanale ha riguardato cinque metodi per incrementare il SEO con G+, riportati da Business2Community.

Post precedenti:

Come funziona Google Plus: trucchi e consigli dall’evangelizzatore