Facebook ha iniziato a fare sul serio, riguardo alla pubblicità mirata: grazie a una partnership con tre aziende del settore, infatti, potrà sapere cosa hanno comprato gli utenti nei negozi offline. Acxiom, Datalogic ed Epsilon raccoglieranno le informazioni sugli acquisti, associate ai profili sul social network, allo scopo di proporre delle inserzioni sempre più vicine agli interessi dei consumatori. È probabile che questo genere di profilazione avvenga, inizialmente, soltanto sul mercato statunitense. Secondo me, è positivo.

Cotton Delo ha affrontato l’argomento su AdAge, tralasciando le implicazioni sulla privacy: farò altrettanto, perché nella circostanza credo che sacrificarla sia producente. Ogni giorno affidiamo a Facebook un numero elevato di informazioni personali che sono tradotte in targeting pubblicitario, ma come ripeto spesso il social network è incapace d’usufruirne. Raccogliere dati sugli acquisti offline eviterebbe l’apparizione di banner lontani dall’interesse dell’utente come i prodotti contro la cellulite che continuano a propormi.

Mi domando, piuttosto, come facciano queste imprese a raccogliere informazioni del genere: l’unica risposta sensata è dagli acquisti effettuati con la carta di credito, magari associata al profilo su Facebook. Tuttavia, facendo la spesa non credo che l’addebito sul conto corrente sia dettagliato quanto lo scontrino fiscale. Un problema molto relativo, per gli utenti. Perché penso che un simile meccanismo sia positivo? Se proprio sono costretto a visualizzare della pubblicità, preferisco che sia davvero mirata ai miei interessi.

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