Sei persone su dieci non fanno un backup dei propri dati. La cosa mi sorprende un po’ perché oramai è così facile che mi chiedo perché non lo si faccia. Una spiegazione potrebbe essere che mediamente salviamo le memorie della nostra famiglia su quindici dispositivi diversi, secondo quanto emerso da un’indagine di Western Digital, uno dei più apprezzati produttori di dischi fissi.

Ecco perché, secondo l’indagine, la gente non fa backup:

  • il 25,5 per cento è troppo impegnato per farlo;
  • il 15,6 per cento non è interessato;
  • il 12,4 per cento non sa come fare.

Come fare è in realtà piuttosto semplice. Per le nostre foto per esempio abbiamo più soluzioni: Dropbox, Flickr (con l’ultima release dell’app permette di salvare tutte le foto dell’iPhone nel proprio terabyte di spazio free), iCloud e Google Plus offrono tutti il backup automatico delle nostre foto nel cloud.

Tramite Dropbox, Box e Copy è possibile anche salvare direttamente una copia digitale dei documenti importanti, mantenendoli all’interno di una cartella specifica.

Con Memopal invece possiamo fare il backup nel cloud del nostro computer interno, oppure di cartelle specifiche sul proprio computer o dispositivo mobile.

Per i nostri dispositivi mobili ci sono diverse alternative. Per iPhone e iPad se non volete usare iTunes potete attivare la funzione di iCloud, che farà il backup del vostro dispositivo quando attaccato a wi-fi e a schermo spento, per esempio di notte. Per Android invece ci sono app specifiche come Carbon o Titanium, oltre al servizi di Google che però non è così affidabile come iCloud.

Se invece utilizzate un Mac, potete sfruttare la funzione di Time Machine per creare un regolare backup del vostro computer su un disco esterno, oppure mantenere backuppati solo i dati più importanti su una scheda microSD inserita dentro a un minidrive come quello di Nifty, dimenticandovi quindi di dover fare a mano regolari backup.

Se usate Windows 8 invece potreste optare per SkyDrive di Microsoft. Windows 8 è dotato di una funzione simile a Time Machine che si chiama File History e che Federico Moretti ci ha recentemente spiegato come sfruttare.

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