(parte 3)

Rieccoci qui, figlioli, con la rivelazione del Verbo.
Mentre vi scrivo queste cose sto seguendo un incontro al Festival del Giornalismo di Perugia, ma Dio è dotato di un buon multitasking, quindi ora procediamo spediti con i segreti di Twitter.

Nei precedenti articoli si è parlato del Followback e del Followforward, dei loro limiti e delle loro potenzialità, e avevamo concluso ricordando la cosa più importante di Twitter: i contenuti.
Ricambiare il follow, o aggiungere nuovi following sperando nel loro followback, infatti, sono due attività parallele, da abbinare all’essenza di Twitter: il microblogging, che quindi è blogging, che quindi è scrittura.
Dovete scrivere, comunicare, lanciare messaggi, e non solo con i tweet, ma con ogni dettaglio del vostro profilo.

Prima di tutto, l’immagine: metteteci quello che volete, purché non rimanga l’ovetto di Twitter. L’ovetto ormai è sinonimo di account sfigato, di principiante. Nessuno vuole seguire un ovetto.
Per lo sfondo e l’immagine di intestazione, poi, lavorate di fantasia, che so, andate su Google Immagini e cercate qualcosa, purché sia in alta risoluzione. Anche le immagini sgranate sono sinonimo di account sfigato.
Usate una vostra foto, magari carina, magari accattivante, o qualunque altra cosa, non banale, non volgare, non già vista. Comunicate qualcosa anche con la foto: fate vedere che non l’avete scelta in tre secondi, che ci avete pensato, che avete stile, che tenete ai particolari.
Non sono sciocchezze. Twitter è essenziale, i profili sono ridotti all’osso e ogni dettaglio viene notato, perciò ogni dettaglio è importante.

Veniamo al nickname, il nome con la chiocciola. Evitate semplicemente di sceglierne uno troppo lungo, o troppo pieno di trattini, numeri e roba strana. Il nickname deve essere corto e pulito. Lo capite da soli che @Mario_Rossi15101984 non è un granché.
Per farvi capire la strategia del nickname, vi racconterò il mio caso. Quando dovevo scegliere un nome, mi sono trovato davanti a due problemi: @Dio era già preso, e @iddio pure. Avrei potuto scegliere @Dio_Onnipotente o @Iddio_Onnipotente, ma erano lunghi, e non mi piaceva il trattino, così ho provato a giocare con le lettere, mettendo uno zero al posto della o, ma si vedeva troppo bene che era un pasticcio di lettere e numeri. Avrei potuto farlo maiuscolo, ma si sa che è fastidioso.
Alla fine la soluzione è arrivata, mettendo la L minuscola al posto della i maiuscola: @lddio. Breve, pulito, soddisfa l’occhio, è utile allo scopo dell’account e il giochetto della L non crea troppi problemi. Non me ne sono mai pentito.

Il nome completo, invece, (cioè quello senza chiocciola) è diverso. È più flessibile, potete cambiarlo quando volete, non ci sono problemi di disponibilità, e potete divertirvi immaginando l’effetto della notifica che arriverà ai vostri followers, quando li seguirete. “Dio ti segue” o “il Diavolo ti segue” hanno un ottimo effetto, e uno dei migliori che ho visto è “Un pazzo con un arma ti segue”.
Scherzi a parte, l’effetto delle notifiche è importante, perché è il primo impatto, quello in cui stabilirete con gli altri utenti fastidio, indifferenza o simpatia. Un buon nome produce un buon impatto, e aumenta le probabilità del ricambio del follow.
In breve, o mettete il vostro nome e cognome, oppure un super nome dal sicuro effetto. Non mettete nomi noiosi, volgari o banali, non mettete K o punti esclamativi o il nome del vostro cantante preferito (a meno che non abbiate 10 anni), e insomma comunicate qualcosa di buono anche con il vostro nome.

La bio, infine, è fondamentale. Avete 160 caratteri per sedurre i vostri futuri followers: usateli bene, non sprecateli, non scrivete banalità. Non elencate semplicemente i vostri interessi e gusti, non è il vostro curriculum: dovete scrivere qualcosa di figo.
Le battute qui sono ottime, magari mettetele in conclusione: sono Tizio, faccio questo e quest’altro, e poi tac, battuta. Se non vi vengono battute, provate con gli aforismi, con le frasi famose (riportando l’autore; non vi conviene copiare), o con qualcosa di estremamente sintetico, tipo “venni, vidi, WC” e basta. Contenuti originali, essenziali, arguti.
La bio determina almeno il 50% del vostro appeal, quindi spremetevi le meningi e comunicate qualcosa.

A dimostrazione di quanto siano importanti i piccoli aspetti di Twitter, ho appena scritto un lungo post parlando di cose minuscole, come il nome, la foto e la bio, eppure c’era molto da dire.
Nel prossimo post vedremo il microblogging più da vicino, le tattiche, gli errori, le possibilità.
Alla prossima.

vedi la Parte 1 (il FollowBack)
vedi la Parte 2 (il limite dei 2000 following)
vedi la Parte 4 (errori da evitare)
vedi la Parte 5 (i consigli finali)